• 08/12/2017

Die Form, l’immaginazione è fatta di luce e tenebre

Die Form, l’immaginazione è fatta di luce e tenebre

Die Form, l’immaginazione è fatta di luce e tenebre 1024 576 alemezlo
Quando canta, Eliane P. illumina le tenebre. Porta schegge di bellezza fiammeggiante nel mondo oscuro dei Die Form. Nella musica che dagli anni ’70, ormai, il compositore, performer e artista francese Philippe Fichot va componendo. Attorno a un impasto sonoro fatto di elettronica buia e perturbante, di ritmi speso marziali, ma anche di ardite discese nel maelstrom dell’immaginazione più sfrenata. E, ogni volta, da questi brani che fanno ballare e pensare, si spalanca un orizzonte arditissimo sulla libertà assoluta di immaginare, fantasticare, sognare. Dio tenere, insomma, il corpo sempre ben connesso con la mente.

Quarant’anni di musica che sembrano volati via senza togliere a Philippe Fichot la voglia di sperimentare. Tanto che lui, che nel 2014 aveva regalato ai  fan l’album “Rayon X” e nel 2015 si era lanciato nella collaborazione con Musique Concrete registrando l’interessante “Cinema Obscura”, non ha voluto mancare all’appuntamento con il 2017 sfornando un nuovo disco: “Baroque Equinox”, inciso per l’etichetta Trisol Musiuc. Dodici brani, 53 minuti di musica che sintetizza perfettamente il percorso sonoro fin qui compiuto.

Tre “e” accompagnano da sempre il viaggio musicale e visivo dei Die Form: elettronica, esoterismo, erotismo. Fin dal 1977, quando ha inciso le prime musicassette, e poi dal 1982, anno della registrazione del primo album ufficiale “Die Puppe”, questo progetto artistico, che non delude mai e non smette di sorprendere, ha continuato a immaginare storie, scenari, incubi e viaggi onirici. Mondi estremi e affascinanti che sanno coniugare suggestioni letterarie (dai poeti maledetti a Howard Phllips Lovecraft, dal marchese de Sade alla ricerca di una via iniziatica), tentazioni visive fetish che strizzano l’occhio al mondo sadomaso (non certo quello profumato e patinato, assai caro al verbo hollywoodiano, delle “Sfumature”), sperimentazioni artistiche che rendono i loro videoclip autentici gioielli grezzi degni di apparire in qualche museo d’arte contemporanea. Cercando di non svendere mai la propria immagine come fanno certe stereotipate, patinate band che si definiscono alternative. Ma giocando a nascondersi, a mascherare i volti, a cambiare ogni volta i personaggi da interpretare. A deformare, insomma, e rimodellare la nuda realtà.

Se Philippe Fichot è la mente creativa del progetto Die Form, cioè il musicista e l’artista che crea tutte le trame sonore, che inventa gli scenari in cui farle vivere, che traccia la via per attraversare le tenebre di un immaginazione sempre liberissima (“remember top be free”, ricordati di essere libero, dice un verso di “Psychic poison/Night fever”), tocca alla voce da soprano leggere della fascinosa modella Eliane P., al suo sapersi librare con una voce purissima sull’inferno di suggestioni sonore che compongono i brani, aprire una strada di luce in questi scenari tenebrosi.

Capaci di conquistare il pubblico dei club alternativi di tutta Europa, facendoli ballare negli anni ’90 sul ritmo di “Confessions”, i Die Form hanno sempre proclamato il loro amore totale per la musica. Tanto da realizzare, nel 2008, il “Bach Project”, un disco e uno spettacolo che rendono esplicitamente omaggio a Johann Sebastian Bach, presentati nella città di Lipsia in Germania durante la manifestazione “I giorni di Bach”.

E proprio a Lipsia, ogni anno, nei giorni della Pentecoste si tiene il Wave Gothic Treffen, il più grande festival dedicato alla musica gothic e alla cultura dark. Un mondo che ha sempre amato i Die Form anche se loro hanno sempre ribadito la libertà assoluta di muoversi tra musica e arti visive. Tra sperimentazione, ricerca anche nei territori della classica e del barocco, voglia di scatenare ritmi pulsanti. Come dimostrano in questo nuovo progetto, “Baroque Equinox”. Dove accanto a brani decisamente electro-gothic, da “L’origine du monde” a “Night Serssion/Voyeur tape”, ci sono viaggi sonori più sperimentali come “Jigoku (BlindAge)” e “Cérémonie secrète” con quell’intro di archi rimasticato dall’elettronica, che lascia subito spazio a un tappeto sonoro scarnificato. Un accenno a parte merita “Erotic self-sacrifice”, con un intro di violino che si fonde mirabilmente con il viaggio vocale di Eliane P., arditissimo e pieno di suggestioni perturbanti

“Are you ready to loose control with me”, cantava la modella francese in “Voltaic control system”, il brano che apriva l’album “Noir magnétique” del 2009. Per amare i Die Form bisogna essere pronti a rinunciare al proprio, rigido autocontrollo. Schiodarsi dalla schematica, ripetitiva successione di giorni tutti uguali. E incamminarsi sulla via oscura di un viaggio musicale che non smette di regalare affascinanti sorprese.

<Alessandro Mezzena Lona

 

Subscribe to our newsletter