• 26/12/2017

Chuck Palahniuk, la fantasia si fa beffe del mercato

Chuck Palahniuk, la fantasia si fa beffe del mercato

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A vederlo così, viene facile pensare: ecco, anche Chuck Palaniuk si è arreso al mercato. E sì, perché quando ti trovi davanti questo bel volume cartonato con il sottotitolo in rosso che strilla “Storie di tutti i colori da colorare”, un pensiero cattivo ci scappa. Ovvero, che l’urticante autore di storie disturbanti come “Fight Club”, “Invisible monsters”, “Soffocare”, “Gang bang”, si sia lasciato rincretinire dalle sirene del mercato editoriale. E abbia piazzato nelle librerie, proprio quando si avvicina Natale, un elegante volume con tanti disegni da completare a casa. Ognuno a modo suo, con matite, pennarelli o colori ad acqua, proprio come si faceva da bambini.

Ma dal momento che uno scrittore e un libro non vanno mai giudicati a scatola chiusa, allora è opportuno andare a verificare tra le pagine se davvero Chuck Palahniuk, autore americano di Pasco, si sia bevuto il cervello, barattando la propria carriera di narratore capace di andare sempre controcorrente per un bel mucchio di dollari. Oppure se “L’esca”, che contiene le “Storie di tutti i colori da colorare” ed è tradotto da Gianni Pannofino per Mondadori (pagg. 154, euro 17), confermi in pieno la volontà dell’autore di battere ancora la sua strada personalissima, cruda, scientifica come un’autopsia, che porta alla letteratura.

“Mio nonno era bravo a disegnare”: parte da lì il viaggio immaginario di Palahniuk. Da un’introduzione secca e autobiografica in cui racconta il rapporto della sua famiglia, e di lui stesso, con carta, matite e colori. Ma non è lì, tra quelle righe, che va cercato il senso di questo libro, bensì un po’ più in giù. Dove lo scrittore dice che “con i vostri colori, i disegni degli artisti e i miei racconti, riusciremo a creare un’opera destinata a durare”. Perché, in fondo, a creare i disegni in bianco e nero, pronti per essere colorati, ci sono firme importanti come Lee Bermejo, Kirbi Fagan Fegredo, Tony Puryear, Alise Gluškova, Marc Scheff, Steve Morris, Joêlle Jones. Ma gli stessi artisti si sono prestati all’idea che fossero i lettori a completare, colorandolo, il loro lavoro. Per creare “un oggetto degno di essere custodito”, come dice lo scrittore.

Non aspettatevi, però, che Palahniuk  si lasci condiuzionare dall’operazione editoriale. Niente favole della buonanotte per bambini ribelli un po’ cresciuti, niente racconti creati per consolare cuori infranti o lettori braccati dalla depressione. Anzi, lo scrittore parte subito a tutta velocità raccontando, in “Papà fatto e finito”, la figura ansiogena e grottesca di un padre che fa crescere i suoi figli nel terrore degli incidenti domestici e non. Insegnando loro come maneggiare, con cura estrema, tuitti gli oggetti che possono ferire. ma anche come affrontare situazioni d’emergenza, incidenti meccanici, che rischiano di trasformarsi in pericolose trappole. Fino a commettere lui stesso un errore banale, una disattenzione madornale che lo porterà dritto verso la fossa. E se “Cospirazione” è la feroce presa in giro di una coppia di genitori stupidamente “politically correct”, fino a trasformare l’infanzia della loro bambina in un incubo, “Vediamo che cosa succede” mette in scena la raggelante evoluzione, tutta made in Usa, dell’approccio alla religione. A una spiritualità che non sa rinunciare a mescolare il messaggio evangelico con le suggestioni della tv, l’immaginario hollywoodiano, il bagaglio di favole a lieto fine che arriva dritto dritto dal musical e dai cartoni animati.

Strepitosa la parabola narrativa di “Ghostwriter” dove una scialba, bruttina Abigail, prende contatto con uno scrittore fallito chiedendogli, dietro lauto compenso, di creare per lei un vero e proprio epistolario retrodatato. In cui dovrà prendere forma un suo antico spasimante (mai esistito) che ha continuato ad adorarla anche quando lei ha scelto di sposare un altro. E che non smette di pensarla ancora adesso, quando un cancro se la sta portando all’altro mondo. Tutta questa finzione, ovviamente, servirà a lasciare nei suoi figli un’immagine di lei del tutto inedita e sorprendente. Qualcosa, insomma, che la faccia essere al centro dell’empireo di personaggi da venerare per i suoi cari.

A chiudere il libro sono due storie che lasciano sulla pelle del lettore graffi profondi. “Macchina del fango” è uno sguardo gelido, e assolutamente privo di effetti consolatori, su come si crea oggi un fenomeno mediatico di cui tutti parleranno, senza risparmiare nemmeno uno dei colpi bassi che gli orchestratori dell’operazione inventeranno strada facendo. “Salvazione” è il grottesco racconto di quanto il nostro mondo cerchi di esorcizzare la Morte. e sia disposto a inventare le soluzioni più impensabili, pur di allungare a dismisura il tempo da vivere.

Ma lo sberleffo più feroce, Chuck Palahniuk lo inserisce nel racconto “Nonsense”. Quando inventa un locale riservato a chi vuole praticare sesso estremo e lo riempie di replicanti di personaggi diventati, nel bene e nel male, protagonisti della Storia. Da Adolf Hitler a Jesse Jackson, da Thomas Jefferson a Benjamin Franklin. Normale, allora, che per fermare certe pratiche sadomaso dolorose fino al l’inverosimile, che potrebbero portare le vittime consenzienti a passare un brutto guaio, si scriva su una lavagna a muro con il gesso una parola d’ordine che blocchi all’istante la tortura. Parola magica che, dentro quell’immaginario, realissimo bordello copiato dalla politica, non può essere che Hillary Clinton.

La vendetta è servita. Perché non si può rinchiudere uno scrittore come Chuck Palahniuk dentro un libro-strenna illudendosi che lui stia alle regole. O, forse, il mercato editoriale cercava proprio questo: un oggetto perfetto capace di smitizzare il concetto stesso di libro-regalo?

<Alessandro Mezzena Lona

 

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