• 03/06/2018

Ginevra, a passi di danza nelle tenebre

Ginevra, a passi di danza nelle tenebre

Ginevra, a passi di danza nelle tenebre 1024 576 alemezlo
C’è un ritmo per ballare, uno per pensare, un altro ancora per attraversare il confine che sta tra la luce e l’ombra. Per inseguire pensieri inquieti, per lasciarsi tentare dalle domande. Quelle che, spesso, non trovano risposta. Eppure, a volte, la musica riesce a compiere un piccolo incantesimo. Permette al ritmo di portare via con sé, in una serie di liberissimi passi di danza, la voglia di esplorare gli angoli bui della mente. Perché, in fondo, anche la Morte può lasciarsi tentare, accarezzare dalle sciabolate luminose dei fari stroboscopici. E mettersi a ballare.

E proprio da qui, dal titolo “Death by strobe” sono partiti i Ginevra. Un duo tutto italiano formato dai torinesi Loris Brunello e Lorenzo Albera che debutta con un album intitolato proprio “Morte per strobo”: otto brani, per quaranta minuti di musica, incisi per Triple Void Records, che confermano l’ottima impressione regalata dai loro tre primi ep “To live and die in L.A.”, “Westworld” e “Automat 79”.

Anticipato dal singolo “Dismay”, di cui è stato girato anche un video, “Death by strobe” è un album che non annoia mai. Perché porta dentro di sé la voglia di muoversi con grande libertà sul pentagramma. Assecondando suggestioni darkwave e elettroniche, ritmi marziali e tentazioni post-punk. Insomma, i Ginevra devono aver ascoltato un bel po’ di buona musica, prima di lanciarsi nell’avventura di scrivere pezzi musicali tutti loro. Perché seguendo le loro composizioni sembra a tratti di scorgere citazioni dei Front 242 ma anche degli italiani Pankow, dei VNV Nation e perfino della wave dei Joy Division e dei New Order. Senza dimenticare la scena gothic dall’anima danzereccia, pensosa e oscura, che rimanda sempre a un album ormai leggendario come “Floodland” dei Sisters of Mercy.

Ma attenzione: non è che i Ginevra si sono limitati ad ascoltare, a fare proprie tanti di queste suggestioni musicali, limitandosi poi a riprodurle in un onesto, ma incolore compitino. Assolutamente no: “Death by strobe” è un album originale, pieno di idee, che sorprende a ogni brano e che si fa ascoltare fino all’ultima nota. Parte sornione da “Clairvoyance”, un pezzo strumentale, ritmatissimo, che apre l’orizzonte a paesaggi sonori immaginifici e malinconici. Giusto il tempo di riprendere fiato e arriva “Dismay”: intro spaziale, tappeto di batteria elettronica potente e ossessivo, per lasciare poi posto a alla voce evocativa, sfumata, trasognata. Tocca a “Lloyd” proporre un’ulteriore accelerazione dei battiti sonori, evocando presenze spettrali sul dancefloor. Come se una compagnia di ombre irrequiete decidesse di farvi da spiriti guida in un viaggio verso quei territori della realtà che nessuno si azzarda mai a esplorare. Verso quelle stanze dell’inconscio collettivo che l’artista svizzero Hans Ruedi Giger ha saputo materializzare in una serie di disegni e sculture dal fascino lovecraftiano.

La voce si abbassa fino a sfiorare l’orlo del maelstrom in “3891”, tanto da costringere il ritmo a partire più lento per accelerare quando il brano ha preso forma. E poi il canto comincia a galleggiare, come arrivasse da un buco nero, avvolgendosi con le sue spire attorno all’anima tambureggiante di “Spiral”. L’ultima parte dell’album si concede uno sconfinamento nelle suadenti e ossessive cattedrali sonore di “Stoner”, perfetta mutazione di un sogno metropolitano in un incubo techno-darkwave. E se “Never” punta a stregare l’ascoltatore con un mantra ossessivo e ipnotico, che ricorda la strepitosa “Headhunter V3.0” dei belgi Front 242, che ancora oggi rappresentano un punto di riferimento per tutto il mondo Ebm, la conclusiva “Death by strobe” gioca con gli echi di un universo angosciato e angoscioso. Dove il filo conduttore del pezzo porta chi ascolta dentro atmosfere che evocano scenari urbani apocalittici. Perfetta colonna sonora per un mondo che si sta autrodistruggendo con l’illusione di essere al servizio del progresso.

“Death by strobe” è un gioiello che riflette luce nell’oscurità. Un progetto musicale coraggioso e pieno di idee. Con questo album, Loris Brunello e Lorenzo Albera sono qui a testimoniare che la musica italiana non è capace soltanto di sfornare canzoncine melense e innocue. Ma sa viaggiare con la fantasia dentro mondi sonori ancora tutti da esplorare.

<Alessandro Mezzena Lona

 

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