• 01/09/2018

Tara Westover, come liberarsi da una famiglia “illuminata”

Tara Westover, come liberarsi da una famiglia “illuminata”

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Crescere aspettando la fine del mondo. Guardare il mondo con gli occhi di chi crede di vivere nella verità rivelata. Respirare, pensare, mangiare, dormire, provare ad amare, nella convinzione che c’è soltanto una via giusta che porta verso la luce, perché il resto è tenebra. Per lunghi anni, Tara Westover ha fatto parte di un microcosmo totalmente chiuso in se stesso. Suo padre, di religione mormone, aveva trasformato il suo credo in una sfida continua alla realtà che lo circondava. Sicuro che fosse Dio in persona a guidarlo, a ispirarlo. E che, al di là dei muri di casa, lo aspettassero in agguato persone pronte a imbrogliarlo. A inquinare la sua vita con un cumulo di menzogne.

Per 17 anni, Tara Westover è vissuta vicino a una discarica nell’Idaho senza mai mettere piede in un’aula scolastica. Senza che il suo nome, la sua data di nascita fossero registrate. Senza sapere che cosa avveniva nel resto degli Stati Uniti, nel mondo. Una vita trascorsa a schivare le cure mediche, per non farsi avvelenare, a subire le violenze verbali e psicologiche del padre e quelle fisiche del fratello Shawn. Ad aspettare i Giorni dell’Abominio, l’Apocalisse sulla Terra, l’avvento del regno del Dio dei mormoni. Poi, lentamente, è cominciato il suo distacco dalla claustrofobica, fanatica famiglia. Un percorso lungo, accidentato, a tratti perfino pericoloso, che lei ha deciso di raccontare in un libro coraggioso, durissimo e splendido: “L’educazione”, tradotto da Silvia Rota Sperti per Feltrinelli (pagg. 380, euro 18).

Oggi Tara Westover è docente di Storia in una delle università più prestigiose del mondo: quella di Cambridge. E a 32 anni ha saputo fare i conti con il proprio passato, tentando di trovare un equilibrio che le permettesse di raccontare senza astio, con imparziale obiettività, quella che è stata la sua incredibile adolescenza.

Quello che rende “L’educazione” un romanzo perturbante e dotato di una forza coinvolgente è la totale assenza, nelle pagine scritte da Tara Westover, di un giudizio di condanna nei confronti della religione. Qualunque nome essa abbia. Perché il delirio lucido a cui si è sempre aggrappato suo padre, trovando nella moglie una prima tremante ma, poi, sempre più partecipe alleata, ha fatto del credo mormone un comodo scudo dietro cui mascherare i suoi problemi personali. Un disturbo bipolare latente e mai curato, un complesso dell’accerchiamento, del complotto, di cui soffrono molte persone. non solo in America. E, poi, quel gusto paranoico di considerarsi pezzi unici in una società che cerca di normalizzare, di omologare ogni cosa, ogni persona.

Tutto comincia in una casa isolata tra le montagne dell’Idaho.. Tara, Audrey, Luke, Richard e Tyler vivono con i genitori in un isolamento totale voluto dal padre, che aspetta da un giorno all’altro l’attacco della polizia, dell’esercito americano per “normalizzare” la sua famiglia. Per non darla vinta ai bugiardi, ai socialisti, ai senzadio, con i soldi che guadagna riciclando e vendendo rottami nella discarica vicino casa, papà Westover ha cominciato ad accumulare armi, cibo, benzina, acqua e altre beni di prima necessità. Pronto a resistere fino a quando gli rimarranno le forze.

Accanto a lui, la moglie vive in una sognante, tremante condizione di sudditanza psicologica nei confronti di quell’uomo prepotente, logorroico, fanatico visionario e pure razzista. Prepara olii essenziali estratti dalle erbe, che secondo lei sono in grado di curare tutto, emette diagnosi sfruttando l’energia misteriosa delle dita, aiuta le giovani mamme a partorire in casa per non rivolgersi agli ospedali.

In questo microcosmo, solo in apparenza idilliaco, vigono leggi durissime. Soprattutto nei confronti delle donne. Non si studia, non si frequenta il mondo corrotto, soprattutto bisogna obbedire senza fiatare agli ordini del padre-padrone. E di un fratello, Shawn, che si diverte a umiliare non soltanto le sorelle, punendole con inaudita violenza quando le trascina per i capelli o caccia la loro testa dentro il water apostrofandole “troia”, ma anche le sfortunate ragazze che si innamorano di lui.

E quando Tara comincerà a liberarsi dalla paura di entrare in rotta di collisione con la famiglia, denunciando apertamente ai genitori la bestiale cattiveria di Shawn, dovrà scontrarsi la loro apparente solidarietà. Destinata, in fretta, a diventare infastidita negazione delle violenze in famiglia. Perché il modello imposto in casa dal padre si basa proprio sulla muta sottomissione della moglie e delle figlie. Come si possono rinnegare quattro ceffoni assestati a una ragazzina che si illude di infrangere la Legge?

Sarà la cultura, lo studio, lo scoprire quante frottole ha raccontato papà Westover sulla Storia e su altre faccende (prima di tutte la Shoah, lo sterminio degli ebrei trasformato da quell’uomo all’apparenza così timorato di Dio in una misteriosa bugia mutuata dal credo dei suprematisti bianchi), a spingere Tara sempre più lontana dalla famiglia. Ma a complicare la sua “Educazione” sarà scoprire che la propria vita non può cambiare se si continua ad alimentare dentro di sé un vulcano di rabbia, di rancore, di desiderio di vendetta. Perché, come dice la Westover, “la rabbia può essere uno strumento positivo perché ti tiene lontana dalle cose che ti fanno male, ma può anche rubarti la vita, invadendo tutto, anche i ricordi”.

Per ritrovare se stessa, Tara Westover ha capito che doveva allineare sulla carta le parole chiave della propria vita. Il Bene e il Male, i ricordi belli e quelli brutti. Ma, soprattutto, imparare a tenere lontana dalla pagina quella rabbia sorda che rischiava di falsare il racconto. A questo proposito, saltano all’occhio, e sembrano del tutto opportune, alcune note in cui la scrittrice stessa mette in dubbio il proprio punto di vista. Per spiegare come, ancora oggi, stabilire l’esatto andamento dei fatti non sia affatto scontato.

“L’educazione” è il viaggio accidentato di una giovane donna che non emette condanne, che non prova rancore. Ma che ha fatto una fatica titanica per perdonare se stessa. Per capire che le ombre oscure che hanno abitato la mente di suo padre, della famiglia, non sono generate dal suo desiderio di seguire un’altra strada. Di allontanarsi da quell’incubo fatto di dogmatismo e follia. “Adesso – dice Tara Westover – ho perdonato i miei genitori perché ho perdonato me stessa. Prima, però, ho dovuto capire che quello che mi è successo non era colpa mia. Non me lo meritavo”.

Parole che ricordano una straziante riflessione del Premio Nobel per la letteratura Herta Müller. Quando ricorda che,  dopo aver rifiutato di lavorare per la Securitate, gli spioni del regime comunista in Romania, s’è portata appresso un forte senso di colpa anche nel nuovo Paese dove ha ricominciato a vivere: la Germania. Condizionata per sempre dalle intrusioni dirompenti nei suoi pensieri di chi sosteneva di agire nel nome del Bene. Di dire la Verità: “Sei tu l’errore, è tua la colpa”.

Ecco, “L’educazione” è soprattutto questo: una dirompente riflessione su quanto male faccia essere condizionati da altri. Ancor di più se quegli “altri” dicono di amarti con tutto il cuore. E sono i tuoi genitori.

<Alessandro Mezzena Lona

 

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