• 07/05/2019

Alessandra Celletti: “La mia musica in blue per Erik Satie”

Alessandra Celletti: “La mia musica in blue per Erik Satie”

Alessandra Celletti: “La mia musica in blue per Erik Satie” 1024 683 alemezlo
Un disco come non se ne fanno più. Due lunghe suite registrate su nastro, senza farsi aiutare da qualche diavoleria digitale, e poi incise su vinile. Dopo tanti cd, la pianista romana Alessandra Celletti ha voluto concedersi un viaggio nel futuro, con la mente rivolta al passato. E per presentare dal vivo questo suo nuovo lavoro, intitolato “CellettiBlue”, ha scelto una rassegna a cui è affezionata in maniera particolare. Visto che è già stata ospite cinque volte dell’omaggio ideato dal Teatro Miela per festeggiare il compleanno del grande compositore francese Erik Satie, in programma a Trieste dall’11 al 17 maggio.

Così, Alessandra Celletti proporrà per intero il suo “CellettiBlue” domenica 12 maggio, alle 21, al Teatro Miela di Trieste nell’ambito di “SatieFluxus – trattamento sintomatico delle correnti musicali”. E chi ha già ascoltato dal vivo la pianista, che ha collaborato con musicisti del calibro di Franco Battiato, Gianni Maroccolo, Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Emidio Clementi dei Massimo Volume, Piero Pelù e Ghigo Renzulli dei Litfiba, Massimo Zamboni dei CCCP Fedeli alla linea, Cristina Donà, sa che non rimarrà deluso dal concerto.

“Suonerò tutti i pezzi del mio nuovo disco, che per la prima volta ho voluto fosse stampato su vinile. E che, per il momento, è in vendita on line – spiega Alessandra Celletti, diplomata al Conservatorio di Santa Cecilia, che ha tenuto concerti in giro per l’Europa e negli Stati Uniti -. Un mio omaggio al blu, che per me è da sempre il colore del cuore. Con una dedica speciale a Rosella Pisciotta, che è stata tra le ideatrice della rassegna”.

Perché un disco in vinile?

“Ho fatto tanti cd, finora. E mi sono accorta che non avevo mai realizzato un disco su vinile. Registrando tutto su nastro, in analogico, non su sopporti digitali. In pratica è come se fosse un live perché non abbiamo fatto tagli. Ho suonato una lunga suite sul lato A e un’altra su quello B, ovviamente scritte da me. Diciamo che ho voluto fare qualcosa di nuovissimo, anche se in realtà è un omaggio al passato”.

CellettiBlue come simbolo della malinconia?

“No, anzi. Il cielo è blu, il mare pure. Per me è il colore della libertà, dell’infinito”.

Un album con una dedica speciale?

“Sì, l’ho dedicato a mia madre, che è mancata da poco. Mentre componevo e suonavo i brani nuovi, lei era già molto ammalata. Eppure continuava a dipingere, che era la sua grande passione. E usava soprattutto il colore blu. Quindi questo disco è per lei”.

Era una pittrice?

“Per passione, non lo ha mai fatto per professione. Eppure, ricordo che dipingeva già quando ero bambina. E non ha mai rinunciato a questo grande amore per le tele, per i colori”.

Ormai lei è di casa al Teatro Miela…

“Questa dovrebbe essere la mia sesta partecipazione alla grande festa per il compleanno di Satie. Ricordo che la prima mi ha portata nella serra con il dinosauro Antonio, forse addirittura nel 2000. Poi ho suonato con un batterista, affiancato da un video-artista. Una volta dovevano affiancarmi degli struzzi, che non sono mai arrivati. E non posso dimenticare, ovviamente, l’omaggio a John Cage”.

Come nasce il suo amore per Satie?

“Ho inciso due cd dedicati a lui. Uno autoprodotto, nel 1994, con musiche di Claude Debussy, Maurice Ravel e Erik Satie. Si intitolava ‘Les sons et les parfums’. Poi nel 2000 ho registrato ‘Esoterik Satie’, interamente dedicato a lui. E ancora nel 2016 ‘Working on Satie’, che contiene una serie di mie composizioni scritte per l’anniversario dei 150 anni dalla sua nascita”.

Da dov’è partita?

“Credo che la prima cosa di Satie che ho sentito sia una delle ‘Gnossiennes’. Mi è difficile dire a parole che cosa mi ha colpito della sua musica. Prima di tutto è stata l’emozione. Poi la scoperta di una semplicità che nasconde qualcosa di molto profondo. E poi la sintonia forte provata per un artista che è stato un grande innovatore. Uno sperimentatore”.

Dopo Satie, un musicista ancora più misterioso: il mistico Georges Gurdjieff

“In realtà, l’ho scoperto grazie al produttore della Kha Records, che ha appoggiato molti dei miei lavori. Non sapevo niente del percorso spirituale di Gurdjieff, però lui ha pensato che fossi la persona giusta per interpretare al piano la musiche che lo stesso filosofo e scrittore dettava a Thomas de Hartmann. Ho trovato subito una grande sintonia con l’essenzialità e le atmosfere esotiche, potrei dire esoteriche, delle composizioni”.

Nel 2013 è andata in tour a bordo di un camion. Com’è nata l’idea?

“Era un momento in cui sembrava che niente si potesse più fare nel mondo della musica. Perché la crisi economica aveva bloccato tutto. Siccome io non mi arrendo facilmente alle difficoltà, un giorno, quasi per scherzo, ho detto: adesso prendo un camion, carico il pianoforte e mi metto a girare l’Italia. Sembrava una forma di protesta romantica, n realtà ho realizzato il progetto grazie a un crowdfunding,. Un finanziamento raccolto in rete”.

Quante date ha fatto di “Piano piano on the road”?

“Ho fatto 15 date, dal Friuli Venezia Giulia, dove ho suonato a Topolò, fino alla Sicilia, sulla montagna sopra Pelermo. Con le mucche attorno che gironzolavano mentre io suonavo. Quando stavo per partire, la piccola casa di produzione PrimaFilm ha proposto di seguirmi per realizzare un documentario. Così, due operatori mi hanno accompagnata filmando tutto, e poi Marco Carlucci he firmato la regia. Sono molto contenta di com’è venuto il film”.

Per lei, la musica è…

“Prima di tutto libertà. Una parola che sta alla base della mia vita. Però è anche uno strumento di ricerca per capire la vita. E un modo per riuscire a esprimermi”.

<Alessandro Mezzena Lona

 

Subscribe to our newsletter