• 18/08/2019

Frédéric Dard, viaggio nella vertigine del “Montacarichi”

Frédéric Dard, viaggio nella vertigine del “Montacarichi”

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Possono bastare due personaggi. Un uomo e una donna, due anime perse che si ritrovano nella notte della viglia di Natale. Sì, possono bastare loro due per costruire un perfetto meccanismo narrativo. Anzi, di più: un thriller che si fa leggere in poco più di un’ora. E che tiene il fiato sul collo del lettore a ogni paragrafo, a ogni pagina nuova. Anche se, in apparenza, l’andamento narrativo è piuttosto lento. La scrittura è sorniona, essenziale, mai fuori misura.

Eppure, bastano due personaggi, un uomo e una donna, per costruire un’autentico gioiello della narrativa poliziesca. Anzi, si potrebbe dire della narrativa, e basta. Il romanzo di cui stiamo parlando è “Il montacarichi”. Lo pubblica Rizzoli nella collana Nero (pagg. 144, euro 17). L’autore è il francese Frédéric Dard, di cui questo blog Arcane Storie si è già occupato nel settembre del 2018, quando uscì nella traduzione italiana di Elena Cappellini “Gli scellerati” (si veda “Frédéric Dard, vita scellerata di una sognatrice francese”).

Strano destino, quello di Frédéric Dard. Osannato in Francia, e nel mondo, per le avventure del commissario Sanantonio, che i suoi lettori più affezionati chiamano semplicemente Sanà, non è mai riuscito a togliersi di dosso il peso di quel personaggio amatissimo. A cui, peraltro, ha dedicato qualcosa come 173 storie. Tanto che tutti gli altri romanzi che ha scritto, e sono parecchi, sono sempre stati considerati prodotti minori. Una specie di via di fuga di uno scrittore stanco della ripetitività di un serial tanto fortunato.

Un caso quello di Frédéric Dard, insomma, che ricorda un po’ quello di sir Arthur Conan Doyle, costretto a resuscitare il geniale Sherlock Holmes (dopo averlo fatto fuori ne “Il problema finale”, facendolo precipitare nella cascata del Reichenbach, vicino a Meiringen, il 4 maggio del 1981) da una canea di lettori inferociti, che non potevano accettare l’idea di separarsi per sempre dal geniale detective con pipa e cappello.

Non che Frédéric Dard abbia mai pensato di separarsi da Sanà. Eppure, a leggere i suoi romanzi senza il popolare commissario si capisce subito che lo scrittore francese nato a Jallieu nel 1921, e morto a Bonnefontaine in Svizzera nel 2000, avrebbe meritato molta più considerazione da parte della critica. Perché i suoi romanzi come “Gli scellerati” e “Il montacarichi” sono delle piccole bombe a orologeria, pronte a esplodere al momento giusto.

Due soli personaggi, si diceva, occupano per intero la scena de “Il montacarichi”. Nella notte della voglia di Natale, Albert è pronto ad assaporare ogni minuto della sua ritrovata libertà. È uscito di prigione da poche ore, ha ritrovato i luoghi della sua infanzia, l’appartamento dove ha vissuto a lungo con la madre. E anche il ricordi di Anna, la donna che ha amato intensamente, e che ormai non c’è più. Per festeggiare degnamente quella particolare serata, dove tutti si riuniscono per bere e mangiare, decide di andare a cenare in un prestigioso ristorante. Lì, avrebbe voluto tante volte portare mamma, ma non c’è mai riuscito.

Nell’accogliente sala, i suoi occhi vengono subito attirati dalla presenza di una giovane donna. Bella, elegante, malinconica, accompagnata da una bambina che sembra fare grande fatica per rimanere sveglia, ricambia senza imbarazzo gli sguardi ammiccanti di Albert. E lui, in poco tempo, si trova completamente soggiogato da quella visione femminile. Che, per di più, assomiglia in maniera incredibile alla sua Anna. Decide, così, di provare a conoscerla. E ci riesce, senza troppa difficoltà Tanto che Madame Dravet, così dice di chiamarsi, accetta che il gentile corteggiatore della notte di Natale la aiuti a portare in braccio, fino a casa, la piccola figlia. Anche perché la bambina non sarebbe in grado di camminare, dato che si è addormentata nel corso della cena.

Tutto sembra perfetto. La notte di Natale, una donna affascinante che accetta di essere corteggiata, la sua situazione sentimentale abbastanza disastrata, dal momento che il marito ha un’amante, la casa accogliente dove vive Madame Dravet, annessa alla piccola azienda di famiglia che le dà da vivere, sono gli elementi che spingono Albert a sognare. E poi, se non bastasse, si aggiunge un bicchiere di ottimo cognac, le mani della bellissima donna che si intrecciano alle sue, un bacio appassionato che sembra suggellare l’inizio di una storia d’amore.

Ma quello che Frédéric Dard racconta non è un sogno. Assume la cadenza dell’incubo quando, sull’appendiabiti della casa, Madame Dravet trova il cappotto del marito. Cos’è venuto a fare lì? Terrorizzata, prova a chiamarlo. E quando le risponde solo il silenzio, si affanna a cercarlo in giro per la casa. Scoprendolo cadavere sul divano del soggiorno. Con una pistola accanto, che sembra avere esaudito il suo desiderio di farla finita con la vita.

A quel punto, Albert convince la donna che è meglio per tutti e due se lui non si fa trovare in casa al momento dell’arrivo della polizia. Nel suo passato c’è l’ombra nera di un omicidio. Sì, perché l’amatissima Anna l’ha ammazzata lui, quando lei si era stufata del loro ménage. Si sa come ragionano gli sbirri: chi è appena uscito di prigione potrà uccidere di nuovo. Niente di più facile.

Ed è a questo punto che la macchina infernale del racconto di Frédéric Dard comincia a girare come una trottola davanti agli occhi del lettore. Ogni dettaglio, ogni elemento della storia fin qui raccontata diventa sfuggente, contraddittorio. Cambia la prospettiva sul mondo di Madame Dravet, sul suo rapporto con il marito, su quello che ha svelato all’uomo incontrato nella notte della vigilia di Natale. Il ritmo della narrazione subisce un’accelerazione violenta. E come nella folla corsa sulle moderne e spettacolari montagne russe, disseminate nei parchi dei divertimenti, bisogna aggrapparsi con forza alla poltrona. Per resistere alla vertigine di un romanzo come “Il montacarichi”, che punta a velocità folle verso un finale del tutto imprevedibile.

Provate a indovinarlo!

<Alessandro Mezzena Lona<

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