• 23/02/2018

Ray Bradbury, storie come le avrebbe raccontate lui

Ray Bradbury, storie come le avrebbe raccontate lui

Ray Bradbury, storie come le avrebbe raccontate lui 1024 698 alemezlo
C’è tutto nella sua testa, tutto. La voglia di ricordare il vecchio amico e maestro. Il desiderio forte di rendergli omaggio. La spasmodica speranza di mantenere viva la sua memoria. Soltanto un dettaglio, la memoria s’è portata via. inesorabilmente Il nome. Il suo famoso, inafferrabile nome. E allora, l’amico smemorato cosa fa? Si aggrappa alle immagini. Ai profumi, alle sensazioni, alla gioia e alla malinconia. E piano piano riaffiorano il ricordo di Marte, di vecchie cittadine americane alla vigilia di Ognissanti, di misteriosi uomini illustrati che si esibivano in itineranti luna park, di mulinelli di foglie al tramonto che sussurravano il segreto arcano dell’adolescenza. Di un tempo pieno di sogni, paure, premonizioni, illuminazioni, pronte a sparire subito oltre la soglia dell’età adulta.

Così, all’improvviso, quell’affollarsi di immagini, voci, suoni, odori, colori, quel sovrapporsi di tramonti luminosi e albe cieche, di ombre misteriose e improvvise schegge di luce, rendono inutile il nome del personaggio a cui l’uomo vuole rendere omaggio. Perché il suo volto prende forma nell’intrecciarsi di tante storie. E quel volto, nel racconto, scritto dal grande Neil Gaiman e disegnato da Maria Frölich, assume le sembianze dello scrittore Ray Bradbury. Dell’uomo che ha portato dentro la fantascienza l’inquietudine del futuro da incubo di “Fahrenheit 451” e la nostalgia di un passato raccontato nel “Popolo dell’autunno”, in un piccolo capolavoro come “L’uomo illustrato”. Ma anche in quel gioiello luminosissimo che sono le “Cronache marziane”.

Così, l’omaggio di un “Uomo che dimenticò Ray Bradbury” diventa l’apripista di un volume che chi ha amato lo scrittore americano nato a Waukegan nel 1920, e morto a Los Angeles nel 2012, non può assolutamente lasciarsi sfuggire. Si intitola “Ray Bradbury Shadow Show”, lo pubblica la casa editrice Npe (euro 19.90), contiene una serie di folgoranti storie scritte da alcuni dei migliori autori americani, disegnate da altrettanti talenti del mondo dei fumetti.

Apre le danze Joe Hill con il bellissimo racconto “La riva del lago Champlain”, disegnato da Charles Paul Wilson III. Dove Gail e Joel, due ragazzini arrivati ormai a un passo dall’abbandonare il mondo dei sogni infantili, trovano un giorno uno strano ammasso imbrigliato dentro una rete. E scoprono presto che non si tratta di un mucchio di carne informe, ma di un relitto di una lontana era preistorica. Ancora vivo. Quando, però, cominciano a fantasticare sul modo in cui pubblicizzare il loro favoloso ritrovamento, la cosa decide di risvegliarsi. E cambia per sempre il corso del loro destino.

Nell’omaggio allo scrittore che ha fatto sognare mezzo mondo, non poteva mancare il talentaccio di Dave Eggers. L’autore de “Il cerchio”, “Ologramma per il re”, “Eroi della frontiera”, immagina una bradburyana gita tra ragazzi nel Parco provinciale di Quetico, al confine con il Minnesota e il Canada. Lì, Frances decide di ricavarsi uno spazio di libertà e solitudine trascinando una barchetta proprio al centro del lago. Ma saranno misteriose presenze a rendere la sua note indimenticabile, infrangendo il silenzio, sotto un infinito cielo di stelle, con un bussare sul legno, insistito, impossibile. A creare un’atmosfera magica, e al tempo stesso elettrizzante, inquieta, ci pensa il disegnatore Matthew Dow Smith, che gioca abilmente con i chiaroscuri, i dettagli, i primissimi piani del personaggio.

Per chi non sa adattarsi, rassegnarsi a un mondo privo della fantasia di Bradbury, Sam Weller costruisce la suggestiva storia di “Immortale”, disegnata da Mark Sexton. Dove un giovane giornalista, William Joy, da sempre divoratore delle storie dello scrittore di Waukegan, un giorno realizza il suo desiderro di incontrarlo. Per fargli una lunga intervista. Ma piano scopre che l’autore delle “Cronache marziane” non ha saputo resistere alla tentazione di contornarsi di automi perfettamente uguali ad alcuni dei suoi più cari amici: Walt Disney, Bernard Berenson, Alfred Hitchcock, George Burns. Perfino John Huston, che però si è rivelato troppo noioso fino a farsi disattivare. Spegnere. A quel punto, però, nel giovane cronista sorge un dubbio straziante: tra tanti uomini meccanici, sarà il grande Ray davvero l’unico umano?

Molte altre sono le storie, create da 26 grandi artisti, che tengono viva la memoria di Bradbury. Portano al centro delle pagine creature extraterrestri e relitti di un passato favoloso. Una, quella che chiude il volume, lascia dentro il lettore la straziante bellezza, e la smisurata malinconia, che solo il maestro americano sapeva creare sulla pagina. Si intitola “Intuizione”, l’ha scritta Alice Hoffman e disegnata Chris Evenhuis, racconta l’ultima estate di felicità di due grandi amiche. Una stregata dai libri, l’altra in attesa dell’amore fatale. Tempo magico che verrà incrinato, e poi devastato, dalla presenza di un bel tenebroso. Una figura ambigua, indecifrabile, indefinibile, che cambierà per sempre il loro destino.

L’innocenza, la ricerca dell’esperienza, lo scorrere del tempo, l’inseguire quegli attimi di felicità che lasciano dentro di noi una traccia indelebile. Ma anche l’inquietudine per un futuro tutto da scrivere, sperando non si trasformi in un incubo, e la fantastica nostalgia per un tempo ancora da vivere, così caratteristici nelle storie bradburyane, ritornano a far sognare i lettori che lo hanno amato, in questo straordinario “Shadow Shoow”. Un piccolo grande regalo. Un omaggio in cui tanti autori, ormai affermati, ma cresciuti nel mito di Ray Bradbury, hanno lasciato che fossero l’ammirazione, l’emozione, una sintonia perfetta tra cuore e cervello, a dettare le storie.

<Alessandro Mezzena Lona

 

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