La chiamano sesta estinzione. Non ci spaventa tanto il fatto che gli scienziati segnalino l’inizio di un processo di perdita di molte specie viventi, causata dalla perdita della biodiversità in seguito ai disastri compiuti dall’uomo sulla Terra. No, non ci preoccupa quello. Anche perché risuonano ancora nelle nostre orecchie le sciagurate parole della Genesi: “Poi Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo sul bestiame e su tutta la terra, e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Da allora, ci siamo sentiti signori e padroni di questo meraviglioso pianeta che ci ospita.
Da un po’ di tempo, però, qualcuno ci viene a dire che la sesta estinzione porterà via anche noi. Si innalzerà il livello dei mari, molte zone diventeranno inabitabili per via della temperatura elevatissima, per la siccità. Altre verranno spazzate via da ciclopiche inondazioni. E noi? Continuiamo a devastare, a correre allegramente incontro alla catastrofe, illudendoci che un giorno saremo in grado di fare un miracolo. Per rimettere a posto le cose, in qualche modo, prima che sia troppo tardi.
Questo nostro folle atteggiamento non deriva soltanto dal cattivo insegnamento delle religioni, che ci promettono favolose ricompense divine dopo la morte, se ci saremo comportati bene, ma dalla nostra profonda ignoranza. Perché pensiamo che la Terra sia stata creata per noi e non ci rendiamo conto che, moltissimo tempo prima che iniziasse l’evoluzione dell’uomo, c’erano già le falene, da cui è derivata la meraviglia delle farfalle. Che le libellule erano grandi come elicotteri. E che senza gli insetti, i nostri antenati non sarebbero potuti sopravvivere, perché 40 milioni di anni fa costituivano una parte importante della nostra dieta. Qualcuno sostiene, addirittura, che i primati siano scesi dagli alberi per assecondare la loro entomofagia. In pratica, dall’Australopiteco fino all’Homo Sapiens, gli insetti erano il nostro pane quotidiano.
Ma non basta. Ignoriamo anche che circa 250 milioni di anni fa, nel Permiano, quasi tutto ciò che esisteva sul pianeta Terra venne distrutto da quella che gli scienziati chiamano la Grande Moria. Svanì l’83 per cento degli insetti, il 99 delle specie marine e il 70 dei vertebrati. Ci vollero quasi dieci milioni di anni perché la vita potesse, in qualche modo, sopperire a quel disastro causato dall’attività frenetica dei vulcani, che continuarono a eruttare lava per quasi un milione di anni.
Ma noi continuiamo a tremare per la nostra futura estinzione. Mentre c’è chi, per fortuna, ci ricorda che la Terra è sempre vissuta in equilibrio instabile. Anche molto prima che comparissero gli umani devastatori. Per farsi trascinare dentro questa storia bisogna leggere, ammirare un libro straordinario. L’ha scritto uno dei più bravi autori americano di romanzi disegnati: Peter Kuper. Si intitola “Insectopolis. Una storia naturale”, lo ha tradotto Omar Martini e lo pubblica, in una lussuosa e curatissima edizione, la casa editrice Tunuè (euro 34,90). Che, peraltro, ha già proposto ai lettori italiani altri due gioielli l’adattamento de “La metamorfosi” di Franz Kafka” e il viaggio nelle alienazioni del passato e del presente de “Gli incubi di Kafka”.
Peter Kuper ripercorre 400 milioni di anni della Terra attraverso la storia degli insetti. Immagina che un fratello e una sorella, a zonzo per New York, invece di fare il solito giro turistico che prevede la visita alla Statua della Libertà e a Times Square, entrino alla New York Public Library per visitare una mostra dedicata agli insetti. Ma, all’improvviso, tutti i telefoni cominciano a strillare, come impazziti: “Allarme”. Da lì, basta solo tavola disegnata per raccontare la fine dell’umanità. L’arrivo della tanto temuta sesta estinzione. Da quel momento, entrano in scena gli insetti che, grazie a un’accurata visita all’esposizione della Library, ripercorrono il divenire della loro lunghissima presenza sulla Terra.
A condurre la danza del racconto sono scarabei stercorari, libellule, formiche, termiti, moscerini, zanzare, api e mosche. Grazie a loro, in un viaggio straordinario per gli occhi e per la curiosità dei lettori, ritornano alla memoria le figure di entomologi straordinari, capaci di scoperte che hanno cambiato il corso degli studi scientifici. Come E.O Wilson, grande esperto di formiche e autore de “Il superorganismo”, e Rachel Carson, che con “Primavera silenziosa” aprì la strada al movimento ambientalista. O come il quasi dimenticato Charles Henry Turner, lo studioso afroamericano che documentò l’intelligenza degli artropodi. O, ancora, Marya Sybilla Merian, la studiosa tedesca del XVII secolo considerata una vera mamma dell’entomologia.
Scienza e arte si prendono per mano per trascinare il lettore in un mondo che non finisce mai di stupire. In ogni pagina, gli insetti protagonisti raccontano una miriade di storie che vanno a formare il romanzo della vita sulla Terra. Peter Kuper cambia completamente il nostro sguardo sul mondo di questi esseri minuscoli. Dando voce alla certezza che, senza di loro, non ci saremmo stati neanche noi: sia in un passato remoto e, chissà, in un futuro che per noi umani appare sempre più nebuloso.
“Insectopolis” non è solo una meraviglia per gli occhi, disegnato con grande cura e talento da Peter Kuper, colorato con attenzione suprema, ma è anche un invito a guardarsi attorno. A scoprire il brulicare di vita che ci accompagna in qualunque parte del mondo ci si trovi. Leggendo le storie degli insetti, raccontate da loro stessi, si ritorna alla fascinazione di Vladimir Nabokov, lo scrittore di “Lolita”, per le farfalle. Alla perturbante forza della “Metamorfosi” di Franz Kafka, dove Gregor Samsa risvegliandosi da sonni inquieti si ritrova trasformato in uno scarabeo, probabilmente. Anche se lo scrittore praghese non lo dice mai apertamente. E si corre con la fantasia a Lewis Carroll, alla sua “Alice nel paese delle meraviglie”, o nella Cina di Shen Zhou con il “Frinire di una cicala su un salice”.
<Alessandro Mezzena Lona