• 28/09/2017

Shimada Sōji e gli omicidi dello Zodiaco ritrovati

Shimada Sōji e gli omicidi dello Zodiaco ritrovati

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Definirlo una novità è a dir poco imbarazzante. E sì, perché “Gli omicidi dello Zodiaco”, il romanzo di Shimada Sōji tradotto adesso da Giovanni Borriello per Giunti (pagg. 330, euro 18) è uscito in Giappone nel 1981 e in Gran Bretagna nel 2014. Non basta: questo libro è addirittura l’opera prima dello scrittore, nato nella provincia di Hiroshima nel 1948, che a tutt’oggi ha pubblicato un bel pacco di altre storie e parecchie serie di mystery di successo. Meritandosi il Jaoan Mystery Literature Award.

Diciamolo subito: sarebbe facile irritarsi per la fascetta rossa che spicca sulla copertina bianca del libro. Perché strilla il verdetto di una classifica commissionata da “The Guardian”, una delle tante spesso opinabili e del tutto inutili, secondo cui questo romanzo sarebbe al numero 2 tra i migliori dieci “gialli della camera chiusa” più belli di tutti i tempi. E non dice, invece, che “Gli omicidi dello Zodiaco” non hanno perso un solo grammo della loro forza narrativa, anche a distanza di 36 anni.
Ultimo avviso ai naviganti: non lasciatevi rincitrullire dai troppi nomi, spesso molto simili, che inzeppano la storia e rischiano di provocare un potente mal di testa. Soprattutto nelle prime trenta pagine. Perché si saltabecca tra i vari Heikichi, Akiko, Tomoko, Masako, Yukiko, Tokiko, Akiko. Superato il primo momento di straniamento, però, difficile non farsi coinvolgere da una storia che sa fondere con eleganza e intelligenza la detection stile Sherlock Holmes, un viaggio nella mente di un serial killer molto, ma molto particolare, un giusto mix di astrologia e alchimia, tradizioni giapponesi e estetismo all’orientale.

Shimada Sôji ci riporta agli anni Trenta. È esattamente il 1936, quando il Giappone viene insanguinato da una serie di delitti rituali. Lì chiamano omicidi dello Zodiaco, perché le vittime, tutto giovani donne di un’età compresa tra i 18 e i 25 anni, vengono ammazzate seguendo una procedura che si ispira all’astrologia, ai metalli abbinati ai segni zodiacali. E mentre gli investigatori si dannano alla ricerca di una pista credibile, di una spiegazione che segua i dettami della logica e non quelli della fantasia, l’eccentrico artista Umezawa Heikichi, che ha trascorso la giovinezza a Parigi, ed è tornato in Giappone per costruirsi una vita appartata e molto agiata, viene trovato con il cranio sfondato nel suo studio. A render la scena del crimine ancor più particolare è il fatto che il cadavere giace all’interno di una stanza chiusa a chiave.
A trasformare l’artista ucciso da vittima in possibile carnefice è una scoperta sconvolgente. Tra gli appunti di Umezawa ritorna alla luce il suo sogno proibito di creare Azoth. Una creatura femminile perfetta, costruita però con i diversi pezzi dei corpi di ragazze uccise. Una sorta di mostro del dottor Frankenstein nel Giappone che verrà devastato dalla Seconfa guerra mondiale.
Ed è proprio lo scoppio di quel terribile conflitto che fa calare il silenzio sulle indagini. A riaprire il caso, trent’anni dopo, saranno un astrologo dalla mente davvero eccelsa e il suo giovane allievo. Ma per arrivare alla soluzione dell’enigma sarà necessario seguire Mitarai Kiyoshi e Ishioka Kazumi nei corridoi più bui della mente. Stando attenti a non farsi depistare e ingannare da un marchingegno narrativo che sembra costruito come una perfetta trappola per menti raffinate.
Memore della lezione di sir Arthur Conan Doyle, e delle sue irresistibili avventure di Sherlock Holmes, ma anche di grandi maestri della letteratura giapponese come il Kawabata della “Casa delle belle addormentate” e il Tanizaki del “Diario di un vecchio pazzo”, Shimada ha saputo dimostrare in questo suo libro di debutto come si possano far convivere alti modelli di riferimento Con uno stile decisamente popolare. Non mancano, infatti, i momenti di crudeltà, ammantati però sempre da una raffinata capacità di guardare l’orrore senza farsi coinvolgere troppo.

Alessandro Mezzena Lona

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