• 03/05/2018

Mary B. Tolusso, esercizi per esorcizzare l’amore

Mary B. Tolusso, esercizi per esorcizzare l’amore

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L’amore non può farsi incatenare a progetti troppo dettagliati, precisi. Detesta la definizione implacabile del tempo, scappa dai grandi scenari di un futuro costruito con la visionarietà dell’immaginazione. Preferisce mimetizzarsi tra la cose sfumate, galleggiare tra gli attimi che scolorano in fretta. Perché è fatto di momenti perfetti, che spesso non si ripetono, esattamente come la felicità. È lì che bisogna cercarlo quando si è adolescenti. Quando la vita appare come un luogo perfetto, una fortezza assediata da mille pulsioni, da esagerate emozioni, da inafferrabili e misteriose rivelazioni.

Ed è proprio lì, in quel preciso momento della loro vita, che si incontrano tre adolescenti. Si chiamano Emma, David e Sofia, anche se il nome della voce narrante si rivelerà soltanto nelle ultime pagine del nuovo romanzo di Mary B. Tolusso (nella foto di Dino Ignani). Sono loro i protagonisti assoluti di “L’esercizio del distacco”, pubblicato da Bollati Boringhieri (pagg.175, euro 14). Eppure, mentre scorre il racconto, è facile chiedersi se non ci sia qualcuno che muove i fili dei loro giorni, standosene accuratamente nascosto nell’ombra. Visto che nel collegio dove i loro danarosi genitori li hanno iscritti, insegnano soprattutto a tenere a bada le emozioni. A non farsi mai travolgere dalle passioni. Raggiungendo, insomma, un controllo del proprio essere che, a volte, sfiora un’algida, dolorosa perfezione. E che finisce per tenere l’amore al guinzaglio. Adulandolo, esorcizzandolo, senza mai decidersi a provarlo.

Tre giovani vite ancora ignare delle ombre che il destino avrebbe allungato in seguito su di loro. Tre modi di affrontare il proprio tempo diversi, eppure perfetti per incastrarsi, amalgamarsi in un alchemico equilibrio. Emma esuberante, sempre pronta al sorriso, illuminata da quel fascino privo di sovrastrutture che solo l’adolescenza può cullare in sé. David tormentato nella sua solo apparente bellezza solare, capace di cogliere l’intima essenza della poesia, quando recita “Il mio cuore triste sbava a poppa” di Arthur Rimbaud. Sofia perfezionista nei suoi abiti stile Ottocento, pieni di fiocchi e pizzi, imposti dalla madre. Lanciata verso un futuro di studi scientifici, di orizzonti dominati dalla ragione, dalla precisione, vista la sua scelta di iscriversi alla facoltà di Fisica. Eppure ferocemente attratta dalla calda vita, dal misterioso mondo che pulsa al di là del cancello del collegio.

Ed è qui che i lettori di Mary B. Tolusso, nata a Pordenone, ma che vive tra Trieste e Milano, ritroveranno gli echi dei suoi lavori letterari precedenti. L’inquietudine gotica della sua “Imbalsamatrice”, l’irresistibile richiamo delle passione della transessuale creatura di “Mare aperto”, il racconto pubblicato nei “Mari di Trieste” a cura di Federica Manzon. Perché non può essere certo un cancello a fermare la voce delle sirene che chiamano la protagonista verso il mistero della notte. Verso un locale, un night club, il Lady Rouge, illuminato dal disegno di una donna bellissima tratteggiata nei colori del rosso e del nero. Proprio lì incontrerà l’alter ego di David, del suo amore impossibile. Del ragazzo che forse lei non riuscirà mai a conquistare per davvero. Anche se, guardando poi quegli anni come dentro un cannocchiale rovesciato, capirà che quello era il vero amore. Un sentimento impossibile, caduco, destinato a morire nel momento stesso in cui nasce. Qualcosa di impalpabile che le ha permesso di trascorrere ore di autentica, assoluta felicità.

Nicolas è il figlio del proprietario del Lady Rouge. La prima volta salva Sofia dalle zampacce ansiose di un gigante in calore, la seconda volta la allontana per pochi istanti dalla sua eterea perfezione di allieva del collegio invitandola a mangiare con le mani pollo fritto e patatine. Aprendole, così, gli occhi su un mondo dove i sogni hanno un prezzo, dove la gente si tocca e fa un sacco di altre cose. Dove si vivono storie, insomma, da cui l’altera signorina Stein, ma anche suor Sara, l’hanno sempre tenuta al riparo.

In una città “che ha qualcosa di imperiale e di umile, alle sue spalle ci sono colline verdi che limitano l’orizzonte”, così simile a una Trieste, che Mary B. Tolusso non nomina mai, incatenata alla sua austroungarica diversità, i tre protagonisti (“Siete dei privilegiati e dovete sfruttare al meglio il vostro privilegio”), scoprono che l’amore è un affare per uomini senza progetti. Che deve “assomigliare a qualcosa che muore” e che loro stessi, dentro le mura del collegio, non sanno niente della vita, del loro futuro, del perché di quell’educazione studiata  come se oltre il cancello del collegio ci fosse un tempo infinito da consumare.

Come relitti che riaffiorano dai beati anni del collegio, sopravviveranno soltanto poche fotografie dell’adolescenziale triangolo magico. E un pugno di ricordi. Fino a quando Sofia, la ragazza che racconta, dovrà spalancare gli occhi sul tempo perduto. Confrontandosi non più con sentimenti vissuti al rallentatore, ma con la realtà della vita e della morte. Con una nuova, inaspettata apparizione di Nicolas, l’anarchico amico delle notti proibite, l’altra faccia di David, che ha saputo aggrapparsi alla realtà dell’esistere. E che adesso è lì, lontano dal mondo pianificato della scuola, vero, carnale. Straordinariamente aperto a quello che dovrà essere. Anche se il caos è strisciato fino al cuore della città che ha qualcosa di imperiale, seminando oscuri semi di rivolta.

Se l’amore non può durare per sempre, ha forse diritto la vita di desiderare un tempo infinito per sé? Lasciandosi portare da una visionaria capacità di raccontare, dove le parole hanno la forza di costruire storie, di dare corpo alle emozioni, di dare voce ai silenzi, Mary B. Tolusso costruisce con “L’esercizio del distacco” un romanzo di formazione bello e straziante. Un libro che contiene in sé la malinconia infinita del ricordo, la forza seduttiva della poesia, la geometrica tentazione del vivere. Un monologare implacabile che ci riporta con gli occhi sul destino ultimo di ogni creatura vivente: la ricerca inevitabile, necessaria della felicità. Anche se sappiamo bene che il nostro volo di farfalle, attratte dalla luce e dal buio in eguale misura, durerà poco più di un battito d’ali.

<Alessandro Mezzena Lona

 

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