• 11/10/2018

Viagra Boys, così suonano i “Vermi della strada”

Viagra Boys, così suonano i “Vermi della strada”

Viagra Boys, così suonano i “Vermi della strada” 1024 753 alemezlo
Troppo facile innamorarsi di questo disco, di questa band. Perché chi conosce  bene la musica potrebbe divertirsi a fare il giochetto delle citazioni. Un esempio? Semplice “Street worms” dei Viagra Boys parte su un rullare di batteria con un arpeggio di basso che farà sussultare il cuore di tutti quelli che, ancora oggi, non si stancano di ascoltare Joy Division e New Order. Ma non basta, perché subito dopo il cantante Sebastian Murphy snocciolale liriche di “Down in the basement” regalando altri brividi a chi non ha mai dimenticato la devastante carica innovativa del Talking Heads e di David Byrne. E poi? Andate ad ascoltare gli assoli di sax e vi ritornerà la voglia di tirare fuori i vecchi album dei Roxy Music, per apprezzare ancora le performance di un talento come Andrew “Andy” Mackay.

Ma il gioco delle citazioni, alla lunga, stanca. E fa venire soltanto insani soprassalto di nostalgia. Perché bisognerebbe da aggiungere che i Viagra Boys conoscono senz’altro anche The Stooges e The Birthday Party. Ma forse è meglio godersi brano per brano questi “Street worms”, questi vermi della strada che portano al debutto discografico il quintetto svedese. E dire subito che la band di Stoccolma non si presenta all’appuntamento con il primo album sbucando dal nulla. Perché si è fatta precedere da un singolo, e da un video, che ha colpito subito nel segno: “Sports”. Dove lo stesso frontman Sebastian Murphy, a petto nudo, con una foresta di tatuaggi a incorniciare la sua pancetta, elenca una serie di sport, dal basket, al volley, al ping pong, che ama almeno quanto le sigarette, le ragazze nude, i cani e a tante altre cose, forse in contraddizione tra loro e non molto in linea con la rigida disciplina agonistica, ma che regalano al brano un’ironia devastante e intelligente.

Nove brani per 35 minuti di durata, come usano da sempre le band che si ispirano al punk e al garage, distribuito da YEAR0001, “Street worms” è decisamente un fuoco pirotecnico di suggestioni musicali che rivelano i Viagra Boys come un quintetto coinvolgente, dirompente e divertente fin dal primo ascolto. Accanto a Sebastian Murphy suonano Martin Ehrencrona, Benjamin Vallé, Tor Sjödén, Henrik Höckert.

Se “Down in the basement” è un biglietto da visita energetico e di grande impatto, “Slow learner” apre la strada, con una serie di preziosismi di sax a fare da contraltare alla voce, al cantabile, provocatorio ed efficace singolo “Sports”. E se “Best in shows” recupera un certo gusto di affidare a un testo parlato, più che cantato,  il desiderio di spezzare il divenire dell’album, che ricorda molto certi lavori di Lydia Lunch, ma anche i provocatori slogan dei Madness, “Just like you” parte da una citazione (nientemeno che) di “Billie Jean” di Sua Maestà Michael Jackson per costruire un brano dal forte impatto emozionale, con la voce di Sebastian che porta all’interno di un contesto musicale ruvido le seduzioni vocali di un Brian Ferry che ha fumato molte sigarette, e tracannato un bel po’ di birre. Il disco riprende poi a marciare velocissimo con “Shrimp shack”, con “Frogstrap” con starebbe benissimo in un “Remain in light” dei Talking Heads registrato nel 2018.

Prima di chiudere con la disturbante “Amphetanarcy”, ci si può concedere le atmosfere oscure di “Worms”. Che dimostrano come i Viagra Boys, beffardi fin dal nome che si sono scelti, provocatori nel costruire la copertina dell’album con un gioco ottico assai efficace nel disegno di un cranio che si rivela essere il corpo ripiegato in una posa innaturale di un uomo dal collo lunghissimo e la testa scoperchiata, si divertono a giocare con la musica. Ma hanno ben chiaro in testa il percorso artistico che intendono compiere. Mettendo a frutto la lezione imparata dai grandi del punk, dell’art-rock, del garage, e, perché no, perfino del pop. Per costruire un suono moderno, sporco e pronto a graffiare, eppure pieno di idee, ironia e voglia di inventare un viaggio sospeso tra passato e futuro. Stando con i piedi ben piantati sulle spalle dei giganti della musica.

<Alessandro Mezzena Lona

 

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