• 25/02/2019

Marco Missiroli, sapessi com’è strano essere fedeli a Milano

Marco Missiroli, sapessi com’è strano essere fedeli a Milano

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È una Milano scintillante, se la si guarda con occhi distratti. Appare come la metropoli che si è rifatta bella dopo la sbornia economica dell’Expo. Che mette in vetrina i propri giardini verticali, che riporta allo splendore quartieri un tempo ben poco frequentabili, che si mette in concorrenza con le città del mondo facendo crescere palazzi di cemento come fossero funghi spuntati in una fine estate assai piovosa. Ma se si prova ad ascoltare le storie, a guardare le facce della gente senza lavoro, a seguire i passi dei liberi professionisti con l’aria malandata, a rimettere assieme quei pezzi di un’Italia in caduta libera, allora è più facile capire l’inquietudine, l’insoddisfazione, il vuoto profondo che si spalanca nelle vite dei personaggi del nuovo romanzo di Marco Missiroli.

Attesissimo a una nuova prova narrativa dopo il grande successo di “Atti osceni in luogo privato”, premiato quattro anni fa con il SuperMondello e l’Elba, ma anche dopo “Il senso dell’elefante”, che nel 2012 è entrato nelle cinquina dei finalisti al Premio Campiello, Marco Missiroli, nato a Rimini, che vive a Milano, si ripresenta al giudizio della critica e dei lettori con un romanzo inquieto, doloroso e bello: “Fedeltà”, pubblicato da Einaudi (pagg. 224, euro 19).

Non è più la Milano di Buzzati, quella che Marco Missiroli mette in scena nel suo nuovo libro, trattandola esattamente con la stessa attenzione e sensibilità che dedica ai suoi personaggi. Perché ha perso l’anima magica di quel Duomo in forma di guglie dolomitiche dello scrittore nato a Belluno, di quelle viuzze silenziose e negromantiche che potevano rievocare il mito di Orfeo e Euridice nel “Poema a fumetti”. Anche se sopravvive una veggente, la Landi, che si mormora ricevesse sempre il grande Dino per leggere nelle carte il futuro dei suoi complicati amori.

Non sono ssolo i grattacieli che hanno portato via a Milano brandelli di anima e nemmeno quell’arroganza di sentirsi una città più in alto delle altre, in un Paese disgraziato come l’Italia che sembra fare l’impossibile per naufragare. A seminare ansia, a incrinare le storie d’amore, a rendere necessario il desiderio di tradire, di mentire all’interno di una coppia, ma anche nei rapporti tra genitori e figli, parenti e conoscenti, è la perdita di un orizzonte definito,. Lo smarrirsi in un tempo dove tutto sembra concesso e lecito, anche se poi finisce soltanto per scavare abissi di incomprensione, incertezza, dolore.

Così Carlo Pentecoste, il protagonista maschile di “Fedeltà”. non esita un solo istante a costruire una meschina bugia per non essere cacciato dall’università. E per non veder tramontare il suo matrimonio, all’apparenza abbastanza felice. Quando lo scoprono nel bagno della facoltà in atteggiamento equivoco con la studentessa Sofia Casadei, lui ha già pronta una versione ufficiale capace di restituirgli l’onore. Infatti, afferma di essere entrato lì soltanto per aiutare la ragazza, che si era sentita male. Se poi lei si è accasciata tra le sue braccia in preda allo svenimento, e qualcuno li ha visti proprio in quel frangente equivocando la situazione, non è di certo colpa sua.

Sofia, ovviamente, conferma la versione fornita dal prof. Ma proprio in questo gioco di inganni condivisi prende forma l’impossibilità di archiviare l’episodio alla voce “incidenti di percorso”.

Perché il problema di fondo, in questa storia, è che Carlo ama sua moglie Margherita. Non si sognerebbe mai di definire la loro una coppia in crisi. Anzi, quando stanno insieme, a letto, non esitano a confidarsi aspetti anche scabrosi della propria fantasia. Al punto che lui, il professore, scoprirà che lei si diverte a immaginare situazioni erotiche che coinvolgano il giovane fisioterapista da cui va a farsi rimettere in sesto una gamba un po’ affaticata.

Il ballettom, dei tradimenti si complica quando Margherita decide di far diventare reali i sogni carnali che ha inventato coinvolgendo il giovane massaggiatore Andrea. Ignorando che lui fa già una grande fatica a tenere in piedi il rapporto con Cristina, la sua ragazza, e a nascondere a tutti le devastanti pulsioni di morte che lo porteranno prima entrare nel giro dei combattimenti illegali tra cani e poi in quello dei match di pugilato disputati tra poveri disgraziati, che non hanno altre chance per guadagnarsi da vivere.

A rendere il legame di Carlo e Margherita indissolubile ci pensa un desiderio davvero estremo, per due non-ricchi come loro. Cioè l’acquisto di un appartamento pieno di luce, inerpicato in un palazzo senza ascensore, nido perfetto per una coppia affiatata. Una proiezione di quell’Eden che “si cela nel cuore di ogni uomo e di ogni donna”, come scriveva Irène Némirovsky nel libro che Anna, la madre di Margherita, regala alla figlia per farle capire che non si può disfare una storia d’amore importante alla prima difficoltà.

Il problema è che quell’investimento immobiliare costringerà la coppia a indebitarsi per tutta la vita, proprio mentre Carlo perde il suo lavoro all’università e fatica a trovarne un’altro, e Margherita deve vendere l’agenzia immobiliare. Per non farsi travolgere dai debiti, dovranno accettare l’aiuto economico dei genitori di lui. Ritrovando, tra mille tentennamenti, la strada maestra, che li porterà ad allargare la famiglia con un figlio.

Se non c’era lieto fine nei romanzi, nei film che raccontavano la crisi della borghesia negli anni ’60 e ’70 (“La noia” di Alberto Moravia, “La notte” di Michelangelo Antonioni), in “Fedeltà” di Missiroli i rapporti tra Carlo e Margherita si fanno sempre più indecifrabili con il passare degli anni. Perché in un mondo “liquido”, che ha perso ogni punto di riferimento concreto e si è costretto a navigare a vista, nessun desiderio inconfessabile può essere accantonato con un semplice atto di volontà. Nessun tradimento può rimanere incompiuto. Perché ritornerà a manifestarsi, come il sintomo incancellabile di un morbo misterioso e inguaribile.

Puntando su una scrittura densa, ma non artefatta, costruendo il suo impalco narrativo su un sovrapporsi di scene, personaggi, situazioni, luoghi, usando come scenari una Milano indifferente ai turbamenti, ai deragliamenti del singolo, e una Rimini dove i silenzi e uno scorrere più lento del tempo sembrano concedere ancora l’illusione di salvarsi dalle folli accelerazioni della vita, Marco Missiroli costruisce con “Fedeltà” uno dei romanzi più belli e inquieti sul nostro presente. Senza mai farsi tentare dalla voglia di trarre una morale. O di fare la morale.

<Alessandro Mezzena Lona

 

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