• 12/05/2018

Lize Spit: “L’adolescenza, che luminosa, oscura storia”

Lize Spit: “L’adolescenza, che luminosa, oscura storia”

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L’adolescenza, no, non è il paese dei balocchi. Anche se nel mercato dei libri piacciono molto  i romanzi pieni di ragazzi sognanti, di ricordi mielosi, di avventure edificanti. Ma Lize Spit, fin da quando ha cominciato a pensare al suo primo libro, s’è messa a inventare una storia totalmente controcorrente. Dove i ragazzi devono fare spazio, tra i sogni e i giochi, alla realtà urticante della vita. Dove la Morte può allungare la sua ombra dentro giornate spensierate, senza chiedere permesso.

E che Lize Spit credesse molto nel suo libro di debutto, “Si scioglie”, tradotto da David Santoro per le Edizioni e/o (pagg. 463, euro 18), lo dimostra il fatto che non si sia accontentata di pubblicarlo con il primo editore venuto a bussare alla sua porta. No, la giovane scrittrice nata nel distretto di Viersel, comune di Zandhoven, Belgio, ha preferito credere nel progetto di crowdfunding di Das Mag, che voleva puntare su di lei, sul suo esordio, coinvolgendo fin dall’inizio un numero cospicuo di lettori.

E il successo è arrivato. Per un romanzo, come “Si scioglie”, che crede nella forza del racconto. Che guarda l’adolescenza con implacabile, emozionale precisione, senza mai abbassare gli occhi. Neanche quando la luce di giornate magiche si sporca all’improvviso dell’oscuro riflesso della realtà più spietata.

Centro di gravità della storia è Eva, un’insegnante di Bruxelles, costretta a fare i conti con la memoria quando le arriva l’invito per partecipare alla commemorazione della perdita di un amico d’infanzia. Partita in macchina, con un enorme blocco di ghiaccio nel bagagliaio, alla volta di Bovenmeer, la minuscola cittadina in cui è cresciuta, strada facendo proietta sullo schermo dei ricordi i momenti magici e quelli tragici del suo passato. Passando in rassegna le immagini dei suoi amici fraterni, Pim e Laurens, con la loro irrequieta voglia di esplorare la vita, con i divieti e le sfide, i tremori e le emozioni belle. E riportando nel presente la presenza un po’ disturbante dei genitori alcolisti, la sorellina tormentata da un disturbo bipolare, le corse sfrenate in bicicletta, l’apparire fascinoso e inquieto della bellissima Elisa. Il tutto raccontato con la gioiosa, commossa, implacabile precisione che ha la realtà quotidiana quando deve presentare il conto.

“Il mio romanzo? In realtà ha una storia interessante alle spalle – racconta Lize Spit, occhi azzurrissimi, sorriso contagioso, seduta nello stand della casa editrice e/o al Salone del Libro di Torino -. Perché ha preso forma prima che io decidessi di rivolgermi a un editore. E che lui mi proponesse di lanciarlo sul mercato con un progetto di crowdfunding”.

Un progetto di crowdfunding?

“Sì, l’editore belga che ha pubblicato ‘Si scioglie’ mi ha proposto subito di fare una sottoscrizione in rete. E mi ha convinta dicendo che, così, partivamo subito da una base forte di lettori. Ovviamente, dovevamo un po’ rischiare, perché se non riuscivamo a raccogliere attorno alla nostra idea almeno tremila persone sarebbe saltato tutto”.

Ha cominciato a scrivere che era una ragazzina?

“Credo di avere iniziato quando avevo 11 anni. E sognavo di pubblicare il mio libro di debutto prima di compiere 20 anni. Per questo ho fatto non solo una ricerca di stile piuttosto dura e autocritica, ma sono andata molto presto anche a caccia di un editore affidabile. Ce n’erano tanti che si offrivano, ma Das Mag mi sembrava il più affidabile. Per scrivere il romanzo ci ho messo un anno, ma mi è servito molto più tempo per trovare la casa editrice giusta”.

Eva ha una voce forte, disturbante. Come ha preso forma il personaggio?

“Sono partita dalle cose che conosco. Eva, per certi versi, mi assomiglia. Ha lo stesso modo di guardare il mondo, il mio sense of humour. In un tentativo precedente di romanzo il protagonista era un uomo di 50 anni. Così mi illudevo che i lettori non mi avrebbero chiesto se quello che raccontavo l’avevo vissuto per davvero”.

Non risparmia niente ai suoi personaggi…

“Per certi versi il mio libro è brutale. Però ho voluto che Eva, per non abituarsi alla tristezza della sua vita, osservasse tutti i dettagli di quello che le accade attorno. E credo che nel guardare, nell’analizzare la realtà, sia insita la possibilità di imparare a gestire la vita stessa”.

Non racconta l’adolescenza con aria sognante. Come mai?

“Quando penso alla mia adolescenza mi rendo conto di avere perso presto l’innocenza, perché avevo mille cose da affrontare, mille responsabilità di cui prendermi carico. E mi sembra di avere perso qualcosa. Soprattutto quel senso dell’immaginazione che ci appartiene soltanto nell’infanzia”.

È cresciuta lontana dal frastuono del mondo?

“Quando cresci in un villaggio molto piccolo non hai la percezione di che cosa c’è al di là del tuo orizzonte. In classe eravamo solo in cinque, il mondo era un’ipotesi lontanissima per noi. Ecco, ho voluto raccontare questo microcosmo di conoscenze, di frequentazioni. Per Eva, fino a un certo punto, esistono solo Pim, Laurens, i genitori, i fratelli. Quando poi allarga il suo giro di amicizie, di conoscenze, finisce per perdere qualcosa, come è capitato a me. E conosce per la prima volta la paura”.

In “Si scioglie” certi adulti si illudono di tenere a freno le pulsioni sessuali degli adolescenti con i veti religiosi, La presenza della Chiesa cattolica è così forte in Belgio?

“Quando era ragazzina io, negli anni ’90, la Chiesa non era così ossessiva nell’educazione dei bambini. Però era presente un senso di vergogna che accompagnava tutto quello che riguardava la sessualità. Non eri visto come una persona a posto se lasciavi che il tuo corpo esplorasse la sfera erotica. E poi, comunque, basta pensare al suono delle campane che scandisce le giornate, soprattutto in un villaggio piccolo. Anche quella è una presenza, qualcosa che richiama sempre un senso di controllo invisibile”.

E adesso, sente il fiato sul collo del successo?

“Sì, mi sembra di essere come chi si prepara a fare una capriola. È molto diverso se ti guarda una persona o se, attorno a te, ce ne sono mille. Anche perché c’è chi aspetta che sbagli qualcosa. Quasi desidera il tuo fallimento”.

È già successo?

“La settimana scorsa ho scritto qualcosa su Facebook dicendo che la scrittura, in quel momento, non girava nel verso giusto. Subito, il giorno dopo, i giornali hanno sparato titoli  tipo ‘Lize Spit si è fermata’. Come se, d’improvviso, la mia vena letteraria si fosse esaurita. Però penso sia normale. Tutti noi siamo lì, pronti a registrare il fallimento di chi ha ottenuto successo”.

<Alessandro Mezzena Lona

 

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