• 27/11/2018

Mark O’Connell: “Vivere in eterno? Sì, si può fare”

Mark O’Connell: “Vivere in eterno? Sì, si può fare”

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Arrendersi alla Morte proprio adesso, no, non va bene. Perché stiamo entrando nella Singolarità, il tempo in cui il concetto stesso di vita, di essere uomini, di inchinarsi alla malattia, verranno ridefiniti. Spostando sempre un po’ più in là il confine che separa il possibile dall’impossibile. Non a caso, un uomo come Ray Kurzweil, il cervellone che ha inventato uno dei sintetizzatori più rivoluzionari nel mondo della musica e che dirige la parte strutturale di Google, dopo aver creato la macchina che permette ai ciechi di leggere, si ciba solo di pillole. Ed è convinto che riuscirà a durare a tempo indeterminato. Senza dimenticare che c’è, poi, c’è chi si fa ibernare, sicuro che un giorno risorgerà grazie alla tecnologia avanzatissima. E chi è disposto ad accogliere nel proprio corpo microchip e impianti che fanno di lui un punto di passaggio tra l’uomo e la macchina.

Sembrano sogni da romanzo di fantascienza. E invece è il credo, del tutto avulso da qualsivoglia fede religiosa o politica, di un gruppo agguerrito di transumanisti. Di scienziati, esperti di tecnologia, vecchi eredi della cultura cyberpunk, mistici della filosofia robotica, che credono fortemente nella mutazione prossima ventura dell’uomo. Un microcosmo, quello dei fedeli della Singolarità, che ha attirato l’attenzione di un un giornalista, saggista e scrittore di Dublino, Mark O’Connell. Spingendolo a compiere un lungo viaggio all’interno di questo pianeta tutto da esplorare.

Viaggio che ha prodotto un libro bellissimo e inquietante: “Essere una macchina”, tradotto da Gianni Pannofino per Adelphi (pagg. 260, euro 19). Un reportage preciso, documentato, eppure dotato di una grande forza narrativa, che fa parlare chi, finora, ha preferito rimanere nell’ombra. Allargando la propria cerchia di fedeli seguaci promettendo una nuova vita, quando la scienza sarà in grado di riparare i loro corpi ibernati. Assicurando anche che potranno, se vogliono, inventarsi un futuro non più schiavo di quell’involucro imperfetto che è il corpo. Ma trasferendo i dati della loro mente su un supporto digitale. Su un computer, su un essere sintetico. Qualcuno o qualcosa capace di far provare loro sensazioni del tutto nuove. Che dureranno per sempre.

Tra corpi che attendono di risvegliarsi, teste mozzate pronte a dialogare con una rete neurale sintetica, biohacker che nella cucina di casa stanno già lavorando per trasformare il proprio involucro di carne in un cyborg, piccoli gruppi di cristiani fondamentalisti pronti a rinunciare al loro Dio trascendente per inchinarsi davanti al fascino algido dell’Intelligenza Artificiale, Mark O’Connoll svela scenari di un futuro che non è poi così lontano. Un tempo in cui perfino i governi, i grandi intrighi della politica, potrebbero risultare obsoleti e del tutto inutili. Dal momento che ci sono già potentati elettronici che aspirano a portare il mercato, il diffondersi di sofisticate tecnologie, al centro della realtà. Manovrando, da lì, ogni aspetto della vita quotidiana.

“Ho studiato Filosofia all’Università, mi sono specializzato in Letteratura, ho fatto il mio Phd su John Banville, uno scrittore da sempre ossessionato dalla fragilità del nostro essere – spiega Mark O’Connell, di passaggio a Milano, dove ha parlato del suo libro alla Triennale -. Anch’io mi sono sempre interessato ai modi che si possono escogitare per venire a patti con la stranezza della condizione umana. E credo che, tra tutti, il problema maggiore sia proprio il nostro doverci confrontare con il pensiero della mortalità. Per questo, mi sembrava che fosse particolarmente interessante avvicinarmi al transumanesimo, cercare di capirlo, di spiegarlo”.

Perché la affascinava tanto?

“Perché mi sembrava che i transumanisti considerassero la condizione umana non solo da un punto di vista sociale, ma che ci fosse nella loro visione una forte componente filosofica”.

Che giudizio dà del movimento: un progetto serio o una fuga nell’assurdo?

“Non posso negare che, quando ho cominciato ad approfondire gli aspetti del transumanesimo, mi siano apparsi evidenti i suoi aspetti più assurdi. Ma se l’avessi considerato soltanto un progetto surreale, con non contiene in sé delle idee serie, probabilmente avrei rinunciato a scrivere il libro. Non dobbiamo dimenticare che ci sono personaggi del calibro di Elon Musk, Ray Kurzweil o uno dei padri del personal computer Steve Wozniak, che credono veramente all’ipotesi che un giorno riusciremo a vincere la mortalità del corpo umano”.

C’è qualcosa di religioso, di trascendente in tutto ciò?

“Nessuno dei transumanisti si considera impegnato in attività religiose. Ma è evidente che, all’interno del movimento, esiste una componente spirituale. Se non altro per la sua idea di reinterpretare il futuro in maniera del tutto nuova. Il libro di Kurzweil sulla Singolarità è, per me, un testo apocalittico. Anche i transumanisti, come molti sacerdoti e portavoce di diverse religioni, cercano di placare le nostre ansie attorno al concetto della morte. Anche quando parlano dell’Intelligenza Artificiale, nei loro discorsi si nota una sfumatura che allude al divino”.

Dio è nella macchina?

“I transumanisti parlano dell’Intelligenza Artificiale in termini strettamente trascendenti. Tanto da sdoppiarla in una parte che ci punirà per le nostre colpe, per gli aspetti meschini e imperfetti dell’essere uomini, e l’altra che, invece, ci premierà portandoci verso l’immortalità. Tutto questo lo trovo davvero interessante: cioè, come persone essenzialmente razionali, che si dedicano alla scienza e alla tecnologia, usino, poi , la loro alta conoscenza per consolare chi guarda con terrore alla fine del percorso terreno”.

Non rischiano di fare il gioco di chi vuole controllare il mondo: militari, potentati, poteri occulti?

“Qui sta la contraddizione più grande dei transumanisti. Da una parte sono estremamente individualisti, libertari, rifiutano i controlli governativi in tutti i loro aspetti. Eppure, il maggiore investitore nel campo delle ricerche più sofisticate nel campo della tecnologia è proprio il governo negli Stati Uniti. Nella forma di Darpa, la Defense Advansed Research Projects Agency, che risponde direttamente al ministero della Difesa americano. Io sono scettico sull’Intelligenza Artificiale, sulle tecnologie che potrebbero prolungare la vita umana. Però credo che se riusciranno ad avere risultati concreti, sarà grazie all’intervento di Darpa. Anche se, in questo momento, è difficile capire a che punto sono arrivate le ricerche, perché sono rigidamente secretate”.

Si lavora per rendere l’uomo immortale o, piuttosto, per creare schiavi e soldati invincibili?

“Normale che, quando si toccano questi temi, il primo aspetto che viene in luce è quello umanitario. Dicono che la tecnologia prolungherà la vita umana, sconfiggerà la Morte, salverà la Terra dalla catastrofe ecologica. Ma, dietro questa facciata, si punta soprattutto a sviluppare il settore della robotica per creare un soldato dotato di poteri ben superiori a quelli degli uomini. E questo è il lato della storia più perturbante”.

L’Intelligenza Artificiale: ci salverà o ci distruggerà?

“Sono due visioni estreme, che forse hanno entrambi aspetti fideistici. Vero è che l’Intelligenza Artificiale sarà, e lo è in parte già, una tecnologia trasformativa con degli aspetti preoccupanti. E più diventerà potente e maggiormente sarà integrata negli aspetti quotidiani della nostra vita. Prenderemo parecchie decisioni, fondamentali e non, guidati dall’AI. E la possibilità di manipolazione sarà alta. Poi, devo ricordare che la sempre più invasiva automazione del nostro mondo farà sparire lavori finora svolti dagli uomini. E questo mi spaventa. La sfida sarà quella di riorientare la nostra società per affrontare e risolvere questi problemi. Ma non mi sembra ci siano illuminate idee in giro, a questo proposito”.

Uno ci ha provato già: Zoltan Istvan, ma gli è andata male. Quando un candidato transumanista correrà seriamente per la presidenza degli Stati Uniti?

“Quando Zoltan Istvan ha iniziato a viaggiare per gli Stati Uniti con il suo Immortality Bus, un camper mascherato da grande bara, era il 2015. E si cominciavano a vedere in giro i poster che pubblicizzavano la campagna elettorale di Donald Trump. Mi ricordo di aver pensato che, in quel momento, fossero entrambi assai lontani dall’eventualità di essere eletti presidenti. Poi sappiamo com’è andata a finire. E adesso sono convinto che tutto sia possibile, considerando quanto è diventata caotica la politica. Non solo americana. Mi sembra che anche nel governo attuale dell’Italia ci sarebbe posto per uno come Zoltan Istvan. Lui, tra l’altro, non demorde: si è candidato come governatore della California, senza essere eletto. In ogni caso, credo che l’ambito politico, elettorale sia quello giusto per l’affermarsi del movimento transumanista”.

Perché?

“Non è necessario convincere la società partendo da una piattaforma politica. Conta molto di più lavorare sullo sviluppo della tecnologia, puntare sulla diffusione dei prodotti realizzati. Anzi, credo che per loro sia necessario eliminare il controllo politico per portare fino in fondo l’invasione tecnologica del mercato e delle nostre vite”.

Sarà il mercato, allora, a fare la differenza?

“Senza dubbio. Perché queste tecnologie, sempre più raffinate, porteranno ulteriori cambiamenti nelle nostre vite. Come già hanno fatto gli smarthpone, i computer. Il problema è che non abbiamo elaborato un pensiero preciso su questa invasione tecnologica. Tutti usiamo il telefono, il portatile, siamo sui social media, ma non lo abbiamo fatto per scelta. Ci siamo limitati a seguire l’onda, la moda, la comodità. E questa tecnologia trasformativa ha cambiato il nostro stile di vita. Ovviamente senza lasciarci il tempo di riflettere, di proteggerci”.

<Alessandro Mezzena Lona

 

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