• 07/04/2020

Microgrammi, il sogno (digitale) di ogni lettore Adelphi

Microgrammi, il sogno (digitale) di ogni lettore Adelphi

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Ogni vero lettore soffre di bulimia. Lo sapeva bene Italo Calvino che, in “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, ma non solo, tracciava un ritratto preciso di chi acquista molti più volumi di quanti riuscirà a leggere. E anche quando se ne rende conto, non per questo rinuncia a desiderarne, cercarne e poi comperarne altrettanti. Ma allora, come non comprendere il senso di spaesamento, di profonda malinconia e frustrazione, che ha colto tutti gli amanti della letteratura nel momento stesso in cui, per fare fronte al dilagare dell’epidemia da Coronavirus in Italia, si è deciso che le librerie sarebbero rimaste chiuse per un bel po’? Costringendo gli editori aa bloccare e rinviare ogni nuova uscita in programma.

Per fortuna, dopo un primo momento passato a cercare la nuova linea dell’orizzonte, il mondo della cultura non si è consegnato prigioniero tra le grinfie della disperazione e della rassegnazione. Anzi, sono fiorite moltissime iniziative. Alcune più improvvisate, altre di alto livello. Adelphi, una casa editrici che ha fatto del prestigio dei suoi autori e della qualità dei testi pubblicati il suo biglietto da visita, si è inventata subito un’idea graditissima a chi ama i libri. Si intitola Microgrammi. Prevede la pubblicazione, in formato digitale, di testi che dovevano uscire proprio in questo periodo di quarantena forzata per tutti. Ma anche anticipazioni di novità programmate per un futuro imprecisato, che sarebbero approdate nelle librerie molto più in là.

Il regalo più grande, per i lettori che non smettono di galleggiare tra passato e futuro, tra novità e riscoperte nei meandri della propria biblioteca casalinga, è stato constastare che i Microgrammi Adelphi rappresentano un. passaggio di testimone tra carta stampata e mondo digitale del tutto coerente. Perché i primi titoli della nuova collana non cartacea riportano alla memoria la splendida Biblioteca minima, in cui la casa editrice ha saputo allineare, nel tempo nomi di assoluto prestigio come Anton Čechov e H.G. Wells, Vasilij Grossman e Francis Scott Fitzgerald, Giacomo Leopardi e Friedrich Nietzsche, Curzio Malaparte e J. Rodolfo Wilcock, Alan Bennett e Irène Némirovsky.

In quella collana non potevano mancare due nomi come Georges Simenon e Carlo Emilio Gadda. Autori che hanno lasciato un segno indelebile sul Novecento letterario, di cui Adelphi sta riproponendo l’opera omnia. Così, adesso, nei Microgrammi, in vendita on line a 1,99 euro per ogni volumetto digitale, sono disponibili due operine dello scrittore di Liegi e dell’Ingegnere  milanese,che faranno la felicità di molti lettori.

Sotto il titolo “Un delitto in Gabon” vengono proposti due racconti brevi di Georges Simenon. Il primo, che battezza il libro, mette in scena un personaggio che più simenoniano di così non si può. Sì, perché il commissario Bédavent, a modo suo, è un cugino di Maigret che tracanna birra nonostante il caldo soffocante di Libreville, il porto più importante del Gabon. Passa gran parte del tempo sulla sua amaca, protetta da spesse tende di bambù, e non ama i prepotenti, gli sfruttatori. E chi cerca di coinvolgerlo in indagini impossibili, come il ricco e pachidermico commerciante Stil. Un tipo che non si accontenta mai del denaro guadagnato, ha scelto di sposare una ragazza troppo giovane e adesso si trova sottro il fuoco di fila di qualche cecchino. Che prova a farlo fuori, anche se con mano assai maldestra. Il secondo racconto, “La linea del deserto”, è un’adrenalinica caccia a un misterioso lestofante: il Professore. Per catturarlo, l’ispettore Nordley, un tipo con i capelli dritti sulla fronte alla Stan Laurel, sarà costretto a inseguirlo imbarcandosi su un aereo, ma senza sapere nemmeno che faccia abbia.

La storia che accompagna il testo di Carlo Emilio Gadda è assai curiosa. Sì, perché nel 1948 l’Ingegnere accettò di ricavare da “Quel pasticciaccio brutto de via Merulana”, il suo capolavoro non ancora completato, il soggetto per un film: “Il palazzo degli ori”. Ovviamente, a spingerlo a lanciarsi in quell’impresa erano le “miserrime configurazioni argentarie”, come confessò lui stesso. Ovvero: non se la passava troppo bene dal punto di vista economico. Alla Lux Film, però, la prima versione non andò bene. così lui dovette riscriverla. E, allora, prese forma “La casa dei ricchi”, pubblicata adesso nei Microgrammi. Un testo da leggere con grande curiosità e divertimento. Per ritrovare non solo lo stile e la lingua letteraria inconfondibili dello scrittore milanese. Ma anche il suo personalissimo concetto di che cosa vuol dire “fare il cinema”.

Le sorprese non finiscono qui. Perché Microgrammi schiera anche un testo inedito di V.S. Naipaul, lo scrittore di Trinidad vissuto per gran parte della sua vita a Londra, insignito nel 2001 del Nobel per la letteratura. “Dolore”, che riprende in parte alcune tematiche del suo romanzo di debutto “Il massaggiatore mistico”, affianca con grande sensibilità e delicatezza il senso di vuoto e di malinconia provato davanti alle delusioni letterarie vissute dal padre giornalista, e poi nel momento della sua morte, e lo stesso straniante confronto con la fine inaspettata della vita del gatto di casa, l’avventuriero e dolce Augustus.

A chi ha amato “Abbiamo sempre vissuto nel castello”, “Paranoia”, “Lizzie” e altri testi di Shirley Jackson, la scrittrice di San Francisco morta nel 1965 e riscoperta soltanto molti anni dopo, non potrà lasciarsi sfuggire i sue sorprendenti racconti pubblicati sotto il titolo “Pomeriggio d’estate”, che verranno in seguito raccolti nel volume “La luna di miele della signor Smith”. E se di riscoperte vogliamo continuare a parlare, pochi ricorderanno che Ivan Bunin nel 1933 venne premiato con il Nobel per la letteratura. Ma adesso possono leggere due testi davvero molto belli, “Fratelli” e “Il figlio”, nel volumetto digitale che anticipa l’uscita de “Il signore di San Francisco”.

Una gran bella suggestione per lettori raffinati arriva da “Verrà il lupetto grigio”. È un ritratto, scritto dal giovane autore americano Brian Phillips, di Jurij Norštejn, il regista russo di origine ebraica nato a Andreyevka nel 1941. Considerato un genio, appartato, del cinema d’animazione, ha firmato autentici capolavori come “Il riccio nella nebbia”, di cui è uscita anche la versione libraria, “Il racconto dei racconti”, “La battaglia di Kerzhenec”, “25 ottobre, il primo giorno”. Sospesi in una dimensione altra, essenziale, i lavori dell’autore, che è stato definito una sintesi tra Marc Chagall e Andreij Tarkovskij, sono fiabe distillate dalla poesia, dal sogno.

<Alessandro Mezzena Lona<

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