• 17/11/2020

William Somerset Maugham, l’inquieto fascino dell’odioso “Mago”

William Somerset Maugham, l’inquieto fascino dell’odioso “Mago”

William Somerset Maugham, l’inquieto fascino dell’odioso “Mago” 1024 573 alemezlo
Nessuno parla mai di lui come un forte alpinista. Anche se Aleister Crowley era uno scalatore di tutto rispetto, che già sul finire dell’800 praticava l’arrampicata “free solo”. Tanto da aprire vie sulle falesie di Beachy Head, sulla costa Sud dell’Inghilterra, che oggi verrebbero valutate di difficoltà 5.1 seconda la scala americana. Quindi, per niente facili. Nessuno ricorda la sua attività di poeta, di scrittore che voleva rompere sempre gli schemi della letteratura. Capace di attirare l’attenzione del grande Fernando Pessoa, che dopo una lunga corrispondenza lo incontrò a Lisbona e lo aiutò, in qualche modo, a coprire il finto suicidio che aveva inscenato alla Boca do Infierno di Cascais (leggi in Arcane Storie del 14 luglio 2018 “Quando Pessoa inventò la morte della Grande Bestia”)<h5>.

Per tutti, Aleister Crowley rimane inchiodato alla leggenda, da lui stesso alimentata, della Grande Bestia 666. Di “u diavulu” incarnato in un uomo, come lo definivano i siciliani prima che il fascismo lo espellesse dall’Italia. Censurando e proibendo gli strani riti della comunità di Thelema, fondata a Cefalù. Abbazia, quella creata nella cittadina non lontana da Palermo, che peraltro si ispirava all’omonima fatta erigere nel ‘500 dallo scrittore François Rabelais a uno dei suoi celebri personaggi: il gigante Gargantua.

Del resto, come poteva tollerare il fascismo che, proprio nel Paese da sempre condizionato dalla presenza del Vaticano, un bellimbusto come Aleister Crowley mettesse in crisi la comunità siciliana? Proclamando ad alta voce il suo vangelo eretico: “Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge. Amore è la legge, amore sotto la volontà”. È evidente che l’alpinista-scrittore-negromante, nato a Leamington Spa nel 1875 e morto a Hastings nel 1947 per problemi cardiaci e una degenerazione della sua bronchite cronica, curata con grandi quantità di morfina, non alludesse all’amore proclamato dal cristianesimo. Qualcosa di puro e spirituale, indirizzato a elevare l’anima e a mortificare il corpo. No, la Grande Bestia parlava esplicitamente di realizzazione dell’uomo attraverso la magia sexualis. Intesa come ricerca di un perfetto equilibrio tra i poteri della mente e quelli del corpo. Senza mai negare la sua conclamata bisessualità,, che nel libro “White stains”, pubblicato nel 1989, sbandierava a chiare lettere nella poesia “A ballad of passive paederasty”. una ballata della pederastia passiva.

Facile immaginare quanto fosse odiato Aleister Crowley non soltanto dai benpensanti. Ma anche da chi vedeva in lui un cialtrone spocchioso e pieno di boria. Un mago fasullo capace solo di corrompere persone instabili e ingenue con le sue roboanti affermazioni. Un tipaccio, insomma, da cui girare al largo. Anche se, a leggere attentamente gli scritti, del mago, primo tra tutti quello che viene considerata la sua summa esoterica, cioè “Magick”, si potrebbe lasciarsi conquistare dall’ansia inestinguibile di trovare attraverso la pratica dello yoga, della lettura dei tarocchi, di una rivisitazione della magia cerimoniale, la giusta via per intraprendere un percorso spirituale indirizzato a ottenere il pieno controllo di se stessi. Per riuscire a cambiare il mondo circostante, insomma, tramite la volontà

Non a caso, a Aleister Crowley, accusato di praticare il satanismo, anche se lui dichiarò spesso di non credere in Satana/Lucifero perché lo considerava soltanto un contraltare del Dio ebraico-cristiano, si avvicinarono molti personaggi discutibili. Tra tanti, Ron Hubbard. Quello che, poi, avrebbe dato vita a Dianetics e alla Chiesa di Scientology. Ma il mago inglese si risentì parecchio quando lo scrittore statunitense di romanzi di fantascienza cominciò ad allontanarsi da lui e dalle sue idee. Tanto da definirlo esplicitamente, in una lettera, come uno “zoticone rubasoldi”.

Insomma, al di là delle citazioni, proprie e improprie, che di Aleister Crowley hanno fatto rockstar come i Beatles, Ozzy Osbourne, David Bowie, Mick Jagger dei Rolling Stones, Bruce Dickinson degli Iron Maiden, ma anche Fields of the Nephilim, Coil, Current 93, uno dei ritratti più liberi, originali e perturbanti dell’esoterista inglese rimane quello tratteggiato dallo scrittore William Somerset Maugham nel romanzo “Il mago”, che dopo diverse edizioni italiane è approdato in casa Adelphi con la traduzione di Paola Faini (pagg. 254, euro 18). Perché nel suo non voler essere una biografia, ma un libero racconto ispirato al tenebroso personaggio, coglie perfettamente i dati essenziali della personalità della Grande Bestia. Un uomo teatrale, sfrontato, capace di infrangere ogni regola del vivere borghese. Smodato in ogni suo desiderio, egocentrico fino a sfiorare il ridicolo.. Pingue al punto da raggiungere l’obesità. Eppure, animato da una convinzione luciferina. Aggrappato al suo magnetismo arcano. Pervaso da un egoismo e da una volontà di affermazione tanto forti da non escludere mai il ricorso alla malvagità.

William Somerset Maugham, nato a Parigi nell’ambasciata britannica di Parigi nel 1874, dove suo padre lavorava come avvocato, incontrò davvero Aleister Crowley. Erano gli inizi del ‘900 e nella capitale francese la moda dell’esoterismo dilagava nei salotti delle persone facoltose. Non stupisce, quindi, che l’autore di libri indimenticabili come “Il filo del rasoio”, “La diva Julia”, “Schiavo d’amore”, “Il velo dipinto” e delle urticanti “Storie ciniche”, abbia per un momento messo da parte la sua proverbiale ironia per tratteggiare ne “Il mago” la figura del tutto sopra le righe di Oliver Haddo. Un uomo insopportabile con l’aria del “prete sensuale, malvagio”. Un Fratello dell’Ombra che dichiara esplicitamente di essere spinto da desiderio di diventare come Dio. Uno spregevole ciarlatano, agli occhi del chirurgo Arthur Burdon, che arriva a pensarlo pazzo, mentre assiste alle sue plateali esibizioni di conoscenza della letteratura alchemica e delle pratiche della magia nera.

Chi prova una repulsione ancora maggiore per Haddo è Margaret, la giovane donna dalla bellezza perfetta che sta per sposare Burdon. Poiché quella montagna umana davvero disgustosa, eccessiva in modo insopportabile, fa di tutto per evitarlo,. Cerca di non restare mai da sola con lui. Fino a quando Oliver, che rivela a tutti di sperimentare strani procedimenti per “vedere una sostanza inerte prendere vita”, riesce, con incrollabile pazienza e melliflua capacità di incassare l’evidente disprezzo della ragazza, a fare breccia nel suo mondo. Lentamente, la attrae a sé “come se nel suo cuore fosse stata seminata una pianta infestante, che insinuava i lunghi tentacoli in ogni arteria”.

Burdon non riesce a immaginare quanto l’ombra di Haddo abbia fatto breccia nella mente di Margaret. Quando la sua promessa sposa sparisce da Parigi, per seguire il negromante in Inghilterra, il chirurgo comincia a capire che il potere di quello che lui considerava un cialtrone è molto più forte. E che non sarà facile riportare a casa la sua futura moglie. Anche se, ad affiancarlo in questa sfida disperata, ci sono l’amico dottor Porhoët, appassionato di studi alchemici, e la fedele Susie, innamorata senza speranza del chirurgo.

Non è la magia, che Burdon si trova a combattere. Non è solo il mondo oscuro di un uomo come Haddo, scivolato ben al di là del confine che separa il Bene dal Male. William Somerset Maugham spinge il suo protagonista a dover abbandonare le proprie incrollabili certezze dettate dalla ragione. Per incamminarsi su un sentiero ripidissimo e scivoloso, dove l’ansia spasmodica di vivere liberamente soffoca il ragionamento. Dove il desiderio sfrenato di conoscere fa impallidire le facili certezze a cui ogni essere vivente si aggrappa. Tra queste pagine è obbligatorio fare i conti con il mistero. Bisogna ammettere che sono troppo le cose che non sappiamo, che non capiamo.

William Somerset Maugham costruisce ne “Il mago” una storia che non lascia spazio alle illusioni. Sfodera il suo pessimismo più aspro per raccontare il prevalere dell’oscurità sulla luce. Regala ai lettori un romanzo che, a 112 anni di distanza dalla pubblicazione, conserva intatto il fascino perturbante delle opere letterarie che raccontano a occhi aperti l’ambiguo richiamo di quella fame dell’anima tesa verso l’inconoscibile.

“Il mago” è un viaggio  avventuroso tra le braccia di una vita non prigioniera di regole dettate da altri.

<Alessandro Mezzena Lona

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