• 25/11/2017

Tullio Pericoli, disegnare l’alfabeto di Stevenson

Tullio Pericoli, disegnare l’alfabeto di Stevenson

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Si può scrivere storie pensando di dipingere. Oppure disegnare rispettando un alfabeto immaginario. Tullio Pericoli lo ha fatto spesso. Quando si è avvicinato ai personaggi più amati, siano essi narratori, poeti, musicisti. Quando è voluto entrare nel mistero dei testi con la sua visionarietà da pittore, da disegnatore. Com’è avvenuto con “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono o il “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe. Quando ha provato a combinare tra loro arti diverse. Divertendosi come chi sta per iniziare un gioco a lungo desiderato.

Oltre dieci anni fa, a colpire la sua fantasia era stato un piccolo testo di Robert Louis Stevenson. Sì proprio lo scrittore scozzese, che fa venire alla memoria subito “Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde”, “L’isola del tesoro”, “Il signore di Ballantrae”. Uno scrittore che provava a immaginare quale potrebbe essere la casa ideale per ospitare una persona. Per accompagnarla nei momenti belli, e in quelli difficili, della propria vita. Tullio Pericoli, allora, aveva deciso di accompagnare alle parole delle tavole create da lui. Iniziando, così, una sorta di visione a due voci di quel frammento letterario. Immagini disegnate accanto a immagini raccontate.

“Testo a fronte”, lo chiama adesso Pericoli, autore amato di libri e costumi per spettacoli, scenografie e graffianti racconti disegnati per i giornali. Perché immagina che i disegni possano essere l’interpretazione, la chiave di lettura, anche l’arricchimento dell’originale.

Ma come mai ha deciso di riprendere in mano, dopo tanto tempo, quel vecchio lavoro. Perché decidere di proporre una nuova versione della “Casa ideale di Robert Louis Stevenson” nella Piccola Biblioteca Adelphi (pagg. 63, euro 12)? Semplice: lo spiega lo stesso autore nato a Colli del Tronto, che vive Milano, nella nota introduttiva: “Quella volta, mentre lo costruivo, mi prese la mano il piacere di aggiungere i colori, di allargare i disegni su due pagine e l’idea del progetto, secondo me, in parte andò perduta”.

Questa volta, Pericoli ha deciso di fare un passo indietro. “Rifacendo tutti i disegni – racconta -. Accendendo altri possibili schermi, un’altra possibile traduzione”.

E se la geografia interiore di Stevenson prevede che la casa ideale appoggi le sue fondamenta su due condizioni imprescindibili, ovvero la solitudine e la presenza vivificante dell’acqua, il visionario accompagnamento grafico di Pericoli materializza sulla carta una terra immaginaria. In cui si combinano “una certa selvatichezza e un’aggraziata varietà” di alberi, di piante, di spazi aperti, dove l’occhio si possa perdere. Di rocce incombenti e di fitte felci capaci di ricreare l’ardito scenario delle Alpi lontane e l’intricato fascino della brughiera del Surrey.

Stevenson va componendo il suo affresco immaginario aggiungendo elemento a elemento. Un pomaio e il fluire di un corso d’acqua, un giardino con il biancospino e una fuga di praticelli, un bosco fitto di pigolii di uccelli che possono volare liberi. E Pericoli, sintonizzandosi sulle sue parole, va tratteggiando una geografia dell’anima. Un microcosmo esteriore-interiore, in cui gli animali sono presenze misteriche. In cui il paesaggio si riempie di presenze, si trasforma nell’altrove caro a René Magritte. Fino a valicare i confini della pagina. A sfondare, con il limpido divenire della fntasia, quel muro che solo in apparenza tiene separate le parole dai segni.

Questo viaggio non può non finire davanti all’apparizione di una parete fitta di libri. Dove altri autori continuano il sogno fatto di parole dentro altri volumi pieni, anche, di disegni. Sogni di un sogno che non finisce. Perché non ci si stanca mai di immaginare. Di fantasticare.

<Alessandro Mezzena Lona

 

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