• 02/01/2018

Sonic Jesus, una psichedelica nostalgia per la new wave

Sonic Jesus, una psichedelica nostalgia per la new wave

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Certo, se ascolti sempre le solite canzonette la musica italiana sembra morta. Eppure, ci sono gruppi che non si arrendono alla vascorossizzazione dei suoni. Un nome per tutti? Basterebbe citare i Black Veils, che l’anno scorso hanno sfornato uno dei migliori dischi del 2017. Quel “Dealing with demons” capace di riassumere in sé tutta la nostalgia pere la new wave, per i Joy Division e i New Order, ma anche di rinnovare i suoni, di sperimentare nuove vie verso l’oscurità.

Di tutt’altra pasta sono fatti i Sonic Jesus. Laziali di Doganella di Ninfa, sono nati da un progetto che ha portato il batterista, polistrumentista e compositore Tiziano Veronese a collaborare con il musicista autodidatta, e autore dei testi, Marco Baldassarri. Dopo un primo ep, nel 2015 hanno inciso “Neither virtue nor anger”, disco di debutto dove la voglia di partire per un viaggio psichedelico verso le sonorità passate attraverso il punk, la new wave a approdate alla cultura e alla musica gothic, si faceva strada con grande forza immaginativa. Ma non era quello, evidentemente, la loro stazione d’arrivo. Perché quest’anno, la band ha sfornato il secondo album: “Grace”. Una sorta di capriola sonora, sempre più orientata verso un pop disturbato venato di suggestioni wave. Con una partenza ottima, dedicata a chi si sente Editors-dipendente, come “I’m in grace”, per proseguire poi con  “Hope” e il suo intro di basso assai caro a chi non dimentica il miglior Peter Hook dei New Order.

Quarantaquattro minuti, per la lunghezza di dieci brani, suonano assolutamente ben costruiti e supportati da una gran voglia di realizzare un prodotto originale, dignitoso. Un piccolo disco che si innalza salendo sulle spalle degli amati maestri.

Difficile cancellare, però, il passato, le proprie radici musicali. E allora, se all’inizio i Sonic Jesus sembravano aver amato parecchio le sonorità di gruppi come Spaceman 3, tanto da aver inciso un 7 pollici in edizione limitata con la londinese Fuzz Club Records in cui c’era il brano “Locomotive” accompagnato dal remix di Peter Kember in arte Sonic Boom, che della band nata a Rugby nel 1982 era il fondatore e la mente, non potevano non rimodellare ancora il loro percorso tra le sette note.

Così, il nuovo ep per la Fuzz Clubv Records rimette a posto un po’ le cose. Invitando i soliti criticoni, che avevano già dato per morti i Sonic Jesus considerandoli una sorta di clone italiano di Editor e Interpol, a stare in silenzio e ascoltare. “Dead man”, e ancor di più “Transpose”, suonano infatti come la sintesi perfetta dei due binari sui quali sta correndo velocissima la musica della band. C’è spazio, infatti, per una fascinosa cantabilità pop-wave, ma anche per una voglia di lasciarsi portare lontano da un viaggio sonoro che non sa ancora dove si fermerà.

E se il basso è sempre più quello che detta il ritmo delle canzoni, sintetizzatori e chitarra, oltre alla batteria, sono lì in agguato pronti ad assecondare il volo libero della voce pastosa, scura, sognante, malinconica e fortemente emotiva di Tiziano Veronese. Ascoltando attentamente i due brani nuovi, ma anche quelli di “Grace”, viene da pensare che i Sonic Jesus sono una band destinata ad avere probabilmente più ascolto e successo fuori dell’Italia. Perché non si accontentano di rimescolare sempre quelle quattro melodie buone per conquistare il pubblico nostrano.

Meglio così. Sia reso onore al fatto che, dalle nostre parti, prendano ancora forma band non rassegnate a farsi vascorossizzare.

<Alessandro Mezzena Lona

 

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