• 05/04/2019

Maja Lunde: “Non lancio slogan, scrivo. Ma la Terra muore”

Maja Lunde: “Non lancio slogan, scrivo. Ma la Terra muore”

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Quando scrive, Maja Lunde non pensa mai a lanciare messaggi. Non usa la scrittura come un immenso megafono capace di portare in giro per il mondo le sue opinioni. No, l’autrice de “La storia delle api” preferisce raccontare storie, costruire personaggi, seguire il divenire delle loro vite. Pur senza mai abbassare gli occhi davanti alla realtà. Pur senza nascondersi che l’uomo ha inflitto ferite terribili al pianeta Terra. E sta continuando a sfruttarlo come se non ci fosse un domani.

Ma proprio per questo desiderio esplicito di non trasformare i suoi romanzi in pamphlet ad alto contenuto ideologico, i libri di Maya Lunde finiscono per apparire come un incontro importante tra talento narrativo e impegno. Dal momento che riescono a stare in perfetto equilibrio tra la missione del romanziere di costruire trame credibili, appassionanti, e quella dell’intellettuale che non può sottrarsi a prese di posizione, anche eretiche e controcorrente, sui problemi che pongono inquietanti interrogativi a chi vive questo tempo.

E se “La storia delle api” raccontava le vite di un entomologo vissuto a metà dell’800, di un apicoltore dell’Ohio che lotta contro la moria degli sciami, e di una mamma in un futuro non lontano che si guadagna da vivere impollinando manualmente i fiori in una Cina dove sono ormai spariti i colori, “La storia dell’acqua”, tradotto da Giovanna Paterniti per Marsilio (pagg. 346, euro 18), segue i passi della settantenne Signe, che ritorna nella sua Norvegia quando anche i ghiacci eterni vengono venduti a cubetti ai ricchissimi sceicchi, e di David costretto a migrare con la sua bambina verso Nord inseguito da una terribile siccità che ha vuotato le case, inaridito i campi, sottratto l’abbondanza d’acqua a chi ormai si accontenta di poche gocce di liquido al giorno.

Norvegese di Oslo, mamma di tre bambini, approdata alla scrittura dopo aver lavorato come sceneggiatrice, Maja Lunde ha scritto anche parecchi libri per ragazzi. A Venezia è arrivata come ospite di Incroci di Civiltà 2019, il Festival internazionale di letteratura organizzato dall’Università Ca’ Foscari, proprio mentre sta ultimando il terzo romanzo di quella che sarà la sua tetralogia.

“Ho iniziato dalla sceneggiatura. È stato quello il mio primo impatto con la scrittura – spiega Maja Lunde, che durante l’intervista nello splendido salone del Bauer Palladio Hotel della Giudecca, a Venezia, sorride spesso illuminando gli splendidi occhi azzurri -. Un passaggio molto importante, perché mi ha permesso di studiare da vicino e capire i meccanismi da artigianato del mestiere di scrittore. Poi mi sono confrontata con la narrativa per ragazzi e per adulti, alternando i libri. Ovviamente ho usato due registri diversi, ma il medesimo impegno”.

E quando scrive cosa c’è nel suo orizzonte?

“Cerco sempre di entrare nella mente dei miei personaggi. Sia che racconti una storia per ragazzi o per lettori adulti. Devo identificarmi con i protagonisti delle mie storie, devo provare empatia per loro”.

Non ha paura di confrontarsi con argomenti spinosi: la scomparsa delle api, l’impatto disastroso dell’uomo sul nostro pianeta. Eppure, i suoi romanzi non sono ideologici…

“Quando scrivo una storia, non parto mai da un messaggio, ma da un personaggio. Altrimenti mi dedicherei alla politica, non alla scrittura. Per esempio, la mia ‘Storia dell’acqua’ può essere letta in vari modi: come un romanzo sul clima, come la storia di una relazione tra un padre e una figlia, oppure come un vicenda sentimentale, o ancora come il racconto del rapporto tra una donna e il mare. Spetta al lettore scegliere l’interpretazione che preferisce. E in questo sta la magia infinita della letteratura”.

Sembra quasi che i suoi personaggi li conosca davvero, li abbia incontrati. È così?

“Quando scrivo cerco sempre di entrare nella mente delle persone che racconto. E voglio essere fedele a loro, perché solo così uno scrittore svolge in maniera onesta il proprio mestiere. Ogni personaggio merita la medesima cura, lo stesso rispetto”.

A volte racconta storie così estreme da sembrare inventate. Invece sono vere?

“La storia dell’impollinazione artificiale dei fiori, attuata in Cina dopo una grande moria di api, è assolutamente vera. E anche lo sfruttamento del ghiacciaio Blåfonna in Norvegia, da cui viene scavato il ghiaccio da esportare nelle terre degli sceicchi, è assolutamente vera. Sembra fiction, un’invenzione capace di testimoniare la pazzia a cui può arrivare l’uomo nel danneggiare la Natura. Invece lo sfruttamento è iniziato nel 2015 da parte di una società che si chiama Svaice. Ha investito un milione e mezzo di euro per estrarre blocchi di ghiaccio da rivendere a caro prezzo. Per il momento il progetto è stato bloccato. Ma loro non demordono”.

Non demonizza mai i suoi personaggi maschili. Pensa che ci sia del buono anche nei maschi?

“Molti uomini che conosco sono molto carini. Certo, William de ‘La storia delle api’ è un papà duro, un uomo violento, ma perché è in sintonia con il ruolo maschile del suo tempo. Anche David nella ‘Storia dell’acqua’ è costretto ad assumersi delle grandi responsabilità. Però è un ottimo padre, anche se lui prende su di sé il carico della colpa per mille motivi. E devo ammettere che i miei personaggi femminili sono altrettanto forti. Non lo decido subito, crescono, diventano così via via che procede il lavoro di scrittura”.

Dopo questi due romanzi completerà il suo quartetto narrativo con altri due?

“Sì, ne voglio scrivere altri due. Per esplorare due questioni che mi stanno a cuore. Una mi porta a chiedermi perché proprio l’animale uomo, con la sua intelligenza, sia riuscito a governare il mondo. L’altra si interroga sul fatto se l’essere umano abbia anche il Dna per risolvere i problemi terribili che ha creato alla Terra”.

Davanti all’allarme per la sopravvivenza dell’uomo si sente ottimista o pessimista?

“Un giorno ottimista, l’altro pessimista. Quando vedo tutto in piena luce mi viene da pensare che il problema dell’inquinamento è recente. E allora se in un tempo breve, 30-40 anni, siamo riusciti a fare danni così evidenti, non sarà possibile correre ai ripari in un tempo altrettanto breve?”.

Ci rivela qualcosa sul prossimo romanzo?

“Uscirà in Norvegia in autunno, lo sto finendo. La trama ruota attorno ad alcuni animali minacciati di estinguersi. Nell’intreccio di storie ritornerà uno dei personaggi presenti nella ‘Storia dell’acqua’. Perché credo che questa tetralogia sia collegata da un filo narrativo che, alla fine, si capirà meglio”.

<Alessandro Mezzena Lona

 

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