• 26/04/2019

Leo Ortolani, il coraggio di essere Cinzia

Leo Ortolani, il coraggio di essere Cinzia

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Diceva: ho tanti progetti che ruotano attorno a Rat-man. Perché sapeva che dire addio a un personaggio così fortunato, a una creatura a fumetti che Leo Ortolani si portava appresso dagli anni Ottanta, quando doveva ancora laurearsi in Scienze Geologiche all’Università di Parma, sarebbe stato tutt’altro che facile. Però, dopo quasi un trentennio di avventure con il Ratto supereroe come protagonista, era prevedibile che l’autore di origine pisane si sarebbe preso un po’ più di libertà. Per inventare nuove storie, per dare forma a personaggi diversi.

Così, non ha destato alcuna meraviglia l’annuncio fatto l’anno scorso da Leo Ortolani. Quando, per la gioia di tutti i suoi lettori, ha annunciato che Bao Pusblishing avrebbe distribuito nelle librerie e nelle fumetterie la sua prima graphic novel senza il Ratto. Ma era credibile, a essere sinceri, che l’autore, ormai parmigiano d’adozione,. tagliasse del tutto il cordone ombelicale che lo lega al suo personaggio più fortunato e amato, dopo il clamoroso annuncio del 2016 e la chiusura della serie l’anno dopo? Quel Rat-man che lo ha portato a entrare nella squadra di autori della Marvel Italia? Lo stesso topone che ha convinto la prestigiosa rivista americana “The Jack Kirby Collector” a indicarlo come uno dei migliori eredi del Re Jack Kirby? Il fumettista, per intenderci, che insieme a Stan Lee, o da solo, ha dato vita ad autentiche leggende della letteratura disegnata come Capitan America, i Fantastici Quattro, Thor, Hulk, Iron . Man e gli X-Men.

Infatti, Leo Ortolani non è andato molto lontano da Rat-man. Perché ha deciso di costruire la storia della sua prima graphic novel attorno a uno dei personaggi della serie che nessuno oserebbe definire secondario. O, ancor peggio, minore. Infatti “Cinzia”, la protagonista dell’omonimo volume pubblicato da Bao (pagg. 238, euro 20), “non vuole essere una donna, un uomo… Cinzia è Cinzia“, come annota giustamente la scrittrice Licia Troisi nella sua bella prefazione.

Così, in tutta la sua leopardata fierezza, nella sua imponente, a tratti decisamente ingombrante, eppure meravigliosa grandezza, riappare questo personaggio che si sente una “lei” anche se è nata in un corpo di “lui”. Che nella serie di Rat-man ricordiamo perdutamente innamorata del protagonista. Senza alcuna speranza di essere ricambiata. E che adesso, invece, comincia un nuovo cammino. Quello che porta Cinzia a cercare un proprio posto nel mondo. Soprattutto un lavoro, anche se quando si presenta ai colloqui vestita con abiti femminili, ma dalla sua carta d’identità non togliere il suo vero nome  Paul, tutti le porte finiscono per sbatterle sulla faccia.

Chi già conosce Cinzia, sa bene che non è da lei arrendersi. Nemmeno se la sua amica Tamara le fa notare che, con un oggetto un po’ ingombrante tra le gambe, è difficile non destare imbarazzo. Eppure lei decide di provarci ancora e ancora. A costo di presentarsi al lavoro rinunciando alla sua identità femminile. Accettando di vestirsi da uomo, di tagliare i capelli corti corti. Di farsi chiamare di nuovo Paul.

Quando, però, Cinzia scopre che nello stesso ufficio dove lei è stata assunta come addetta alle fotocopie, lavora anche un fustacchione come Thomas, pedinato a lungo per capire se c’era qualche possibilità di agganciarlo, allora la storia si fa più complicata. Anche perché a nulla servono io trucchetti che lei escogita per cercare di attirare l’attenzione di lui.

L’amore non è l’unico inconveniente nella vita di Cinzia. PLeisi accorge, infatti, che l’azienda per cui lavora è la stessa Natura & Famiglia che considera l’omosessualità una malattia. E tollera soltanto coppie “vere” formate da un uomo e una donna. A quel punto, il gioco si fa ancora più pesante. Anche se la nostra eroina non può smettere di lottare per essere quello che è. E per convincere gli altri che sta seguendo l’unica strada possibile da percorrere per tutte le persone nate in un corpo sbagliato.

Raccontata con la consueta ironia delle avventure di Rat-man, eppure capace di puntare gli occhi sul dolore, il disagio, l’amarezza di chi viene emarginato soltanto perché non rientra nei canoni di “normalità” stabiliti da altri, questa graphic novel di Leo Ortolani conferma il talento di uno degli autori più prolifici e bravi della scena fumettistica italiana. “Cinzia” è un piccolo gioiello di capacità narrativa e di sensibilità. Un racconto che mescola l’impegno e la voglia di inventare una storia forte, divertente e perturbante, che fa stare insieme le atmosfere del musical e gli equivoci della migliore commedia. Che a battute fulminanti (a partire da quella che introduce il volume: “L’amore non si misura in centimetri”) alterna momenti di grande malinconia e di autentica indignazione contro chi continua a contrabbandare lampanti bugie per verità rivelate (“E Dio creò l’uomo a sua immagine… maschio e femmina li creò”).

“Cinzia” è un racconto che ascolta le parole del cuore e non accetta le deviazioni strumentali della ragione. Perché parte da una domanda semplice, apparentemente banale, a cui nessuno può mai rispondere con apodittica e inappellabile tracotanza: chi può dirsi normale?

<Alessandro Mezzena Lona

 

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