• 17/05/2019

Franklin Foer: “Il sogno hippy? È un incubo elettronico”

Franklin Foer: “Il sogno hippy? È un incubo elettronico”

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Certo, l’idea originale spalancava orizzonti di libertà. Perché un gruppo di giovani americani, che veniva dal grande sogno delle comuni hippy californiane, si era messo a progettare uno spazio largo, privo di controlli politici ed economici. Una nuova frontiera dove scambiarsi informazioni. Una stanza elettronica dove incontrare i proprio amici, ritrovare i compagni di scuola persi di vista, risolvere rapidamente mille problemi della vita quotidiana. Una grande idea, no? Eppure, all’improvviso, ci siamo accorti che quel sogno di libertà si è trasformato in un incubo. Dal momento che gli algoritmi, posti a smistare il flusso di dati digitali, si sono rivelati in grado di spiarci, catalogarci, controllarci. Di sapere tutto di noi. E di fornire, poi, queste informazioni alle grandi aziende che li controllano.

Così, ha preso forma uno dei più sofisticati e tenebrosi strumenti di controllo di massa. Qualcosa che fa impallidire perfino il Grande Fratello immaginato da George Orwell nel suo romanzo “1984”. Sono i “Nuovi poteri forti” che il giornalista americano Franklin Foer, per sei anni direttore della rivista “The New Republic”, ha raccontato in un libro per strappare la maschera ad aziende come Google, Apple, Facebook, Amazon. Il saggio, che punta il dito contro chi si sta sempre più insinuando nelle nostre vite, e si arroga il diritto di “pensare per noi”, è stato tradotto da Matteo Camporesi per Longanesi (pagg.297, euro 22). E ha vinto il Premio Tiziano Terzani nell’ambito del festival Vicino/lontano di Udine.

Fraklin Foer , nel suo libro, dimostra come Facebook non abbia cambiato soltanto il nostro modo di rapportarci con gli altri. Ma sia riuscito a trasformare il modo di fare informazione. Diffondendo, al tempo stesso, come un virus potente tonnellate di notizie false spacciate per vere. Apple, poi, ha fornito a molti di noi strumenti tecnologici straordinari come iPhone, iPod e iPad ,di cui è difficile fare a meno. Google si è impossessata della diffusione della conoscenza, ha distrutto l’economia della cultura, il concetto stesso di diritto d’autore, e lavora con grande convinzione alla creazione di un’Intelligenza Artificiale capace, a breve, di superare quella umana. Amazon ha rivoluzionato il modo di fare gli acquisti on line, in ventando un gigantesco parco dei divertimenti dove tutto è possibile.

Nel frattempo, però, tutte queste aziende si sono impossessate dei nostri dati personali, di una parte della nostra vita privata. Usando, spesso, led informazioni immagazzinate a favore di chi lavora per renderci sempre meno liberi. Più controllati.  Più manipolabili. Non a caso, lo stesso Fraklin Foer ammette che l’inaspettato trionfo di Donald Trump nelle elezioni presidenziali americane è stato aiutato da una massiccia, mirata diffusione di notizie false, manipolate prima che gli americani andassero a votare.

Enon basta. Tra qualche anno, potremo dialogare con Facebook attraverso semplici onde cerebrali. Senza dover nemmeno digitare parole o frasi sulla tastiera. E Google progetta già di impiantare nel cervello umano un dispositivo che trasformi tutti noi in terminali di carne. Ma tutto questo ci sta portando verso un futuro dove le nostre libertà, i gusti sessuali, gli orientamenti politici, saranno drammaticamente limitati da questi “Nuovi poteri forti”?

“Ho lavorato come giornalista in Italia – spiega Franklin Foer , che è fratello dello scrittore Jonathan Safran Foer, autore del bellissimo romanzo ‘Molto forte, incredibilmente vicino’-. Ero a Roma e mi occupavo di politica. E lì ho potuto constatare quanto fosse difficile capire chi detiene realmente il potere. E, soprattutto, rendermi per davvero conto di come questo potere funzioni. La stessa cosa succede quando ci si occupa di internet. Gruppi ormai potentissimi come Google, Apple, Facebook, Amazon, rimangono ancora degli oggetti misteriosi”.

Il filosofo Mario Perniola ha scritto un libro in cui sostiene che Silvio Berlusconi ha fatto suoi e reso concreti, in politica, alcuni slogan del ’68. Gli hippy, in America, hanno generato un mondo connesso in rete a cui nulla sfugge?

“Il 1968 è l’evento della Storia contemporanea che ha cambiato il nostro tempo. Un vero e proprio terremoto che continua a scuotere le fondamenta della nostra società. Potremmo dire che è lo spartiacque tra il passato e il presente, perché ha rimodellato la realtà come la conosciamo noi. Ma, alla luce di quello che è successo con lo sviluppo tecnologico, non possiamo negare che ci sia anche un lato oscuro della storia. Quello dei ribelli, degli hippy, di chi voleva fare la rivoluzione, dei sognatori e di chi voleva rovesciare il Sistema, che adesso fa parte dell’establishment”.

Buone idee che hanno generato risultati preoccupanti?

“Non c’è dubbio che, in quegli anni, circolassero tante idee più che condivisibili. Purtroppo, oggi, si stanno rivelando pericolose, dannose. Potrei dire addirittura minacciose, perché si mettono al servizio di un profitto sfrenato e di un ulteriore rafforzamento del potere”.

Il rischio maggiore è quello dello sviluppo incontrollato dell’Intelligenza Artificiale?

“Da Silicon Valley sono arrivate voci molto preoccupate su quella che è stat definita la Super Intelligenza. Cioè sul fatto che, un giorno, i computer possano diventare molto più intelligente dell’essere umano. E alla fine arrivino addirittura a controllarci. Certo, sono preoccupato anch’ìo. Però devo dire che mi sembra si tenti un po’ a esagerare la questione”.

In che senso?

“Non credo che ci sarà un evoluzione esponenziale dell’Intelligenza Artificiale, come ipotizza il guru della singolarità Ray Kurzweil. Anche perché quest’uomo che si ciba quasi esclusivamente di pillole, crede fortemente di poter sconfiggere la morte e lavora per essere immortale, mette una data precisa per il superamento dell’umanità da parte dell’AI: il 2047. Io, al contrario, ritengo che ci potrà essere un’evoluzione graduale. Lasciandoci tutto il tempo di elaborare delle regole precise. Ben altri problemi, invece, mi tengono sveglio la notte”.

A che cosa allude?

“Per esempio, all’utilizzo del riconoscimento facciale. Che è già qui, visto che molti smartphone lo prevedono. Rappresenta una minaccia molto più immediata e pericolosa del rischio, ventilato da Silicon Valley, che un giorno sia l’Intelligenza Artificiale a governarci. Ma anche la diffusione di fake news, di campagne di informazione tossiche, ha già creato danni evidenti. Soprattutto quando gli elettori sono chiamare a votare”.

C’è il rischio che i nuovi poteri forti, prima o poi, si facciano beffe dei governi, scavalcandoli?

“È un problema assolutamente reale. Il commissario europeo alla concorrenza Margrethe Vestager può imporre sanzioni per miliardi di dollari, tanto per far capire chi comanda. E, soprattutto, dovrà cercare di far rispettare a queste aziende le regole. Però loro hanno una forza economica davvero enorme e potrebbero superare il problema delle sanzioni senza troppi problemi. E poi, ricordiamoci che in Europa non esiste una politica di smantellamento di aziende ritenute fuori controllo, o addirittura pericolose. Quindi, sarebbe necessario prima superare i normali dubbi e tentennamenti quando e se Vestager dovesse prendere in considerazione un intervento così clamoroso”.

Negli Stati Uniti è diverso?

“Sì, ci sono diversi esempi di aziende nel settore delle telecomunicazioni che sono state letteralmente fatte a pezzi, perché ritenute fuori controllo. Una soluzione, per limitare il potere di questi enormi gruppi, potrebbe essere il loro frazionamento. Per esempio, Facebook o Instagram potrebbero essere divise in tre aziende. Così si riuscirebbe a cambiare l’ecosistema in cui le aziende stesse si trovano a operare. Inoltre, funzionerebbe anche da avvertimento, da monito nei confronti degli altri”.

Ma lei è ottimista?

“Sì, ma non sarà facile mettere un freno ai poteri forti. E, in ogni caso, ci vorrà parecchio tempo”.

 

<Alessandro Mezzena Lona

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