• 08/11/2017

Massimo Carlotto, dove il Bene si specchia nel Male

Massimo Carlotto, dove il Bene si specchia nel Male

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Si può vivere di favole. Raccontando storie che non spaventano, non creano inquietudine, non cambiano il rettilineo scorrere delle nostre giornate. Oppure si può decidere di abbandonare la strada illuminata. Scegliendo di cacciarsi dentro certi vicoli in  cui a stento si vede dove vanno a finire. Senza ascoltare le gambe che tremano, tenendo a bada il martellare isterico del proprio cuore. Perché è lì, in quella penombra viscida, piena di sussurri tutti da interpretare, che si riesce a guardare negli occhi la realtà per dvvero. Scoprendo che non c’è un confine ben definito a separare il Bene dal Male. Anzi, che al suo posto c’è un gigantesco, magmatico disordine. Dove niente è impossibile. Dove vivono in perfetta simmetria idealisti e voltagabbana, corrotti e sognatori, fuorilegge dal cuore limpido e paladini della giustizia che si sono venduti la dignità per un pugno di banconote.

Ecco, Massimo Carlotto non è uno di quelli scrittori capaci di vivere raccontando favole. Chi conosce i suoi libri sa che fin dal suo esordio narrativo, nel 1995 con il bellissimo romanzo “Il fuggiasco”, ha scelto di guardare la realtà dalla parte delle radici. Evitando di trastullarsi con storie buone solo a raccontare illusorie bugie. Perché ha preferito rinunciare volontariamente a creare eroi dal cuore puro e incorruttibile, odiosi malvagi incapaci di uscire dal loro cliché.

E più passa il tempo, più si accumulano sugli scaffali delle librerie i suoi romanzi, più Carlotto si diverte a dare forma a quei “livelli di marciume che l’informazione non è in grado di affrontare”. Perché nemmeno “la cosiddetta opinione pubblica vuole oltrepassare i limiti del sopportabile”. Infatti, puntuale, il suo nuovo libro “Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane”, pubblicato dalle Edizioni e/o (pagg. 224, euro 16), non solo riporta in campo due personaggi ambigui, controversi, sfuggenti, amatissimi di lettori come Marco Buratti detto l’Alligatore, un investigatore che si muove ben oltre il confine tra la legalità e l’illegalità, e Giorgio Pellegrini, assassino seriale che fa della sofferenza delle sue vittime una ragione di godimento personale.

Ma siccome nel mondo di Carlotto niente assomiglia al rassicurante duello tra il Bene e il Male, tra la giustizia e la criminalità, che nutre gran parte della letteratura poliziesca, allora in questo nuovo “Blues” quel farabutto di Pellegrini si trova a condividere una complessa operazione di polizia in combutta con Angela Marino, alto funzionario del ministero degli Interni.  Quella, insomma, che dovrebbe dargli la caccia per sbatterlo in galera. Mentre l’Alligatore, spalleggiato sempre dal un romantico tipaccio come Beniamino Rossini e dal famelico Max la Memoria, non possono rassegnarsi ad archiviare alla voce semplice regolamento di conti il barbaro, doppio omicidio della moglie e dell’amante di Pellegrini. Una mattanza architettata come vendetta da un banda internazionale di narcotrafficanti in seguito a un affare legato al traffico di droga finito male.

Inizia così la caccia all’uomo. Che porta l’Alligatore e i suoi due compari ad allontanarsi dal melenso, corrotto Nordest, per sconfinare in Austria, in Germania. Potendo contare soltanto sull’aiuto dell’ispettore Giulio Campagna della Questura di Padova. Un poliziotto che cerca di evitare loro l’arresto e un lungo soggiorno in galera sulla base di una falsa accusa. Perché quella macchina del fango è stata costruita proprio dall’affascinante, inaffidabile Angela Marino, che pensa di poter usare Pellegrini per i propri scopi. Senza rendersi conto che quel farabutto di Giorgio sta macchinando per uscire indenne da una storia troppo complicata e pericolosa anche per lui.

Scritto sui ritmi di un blues lento, musica che Carlotto ama da sempre, questo romanzo abbandona le vie del thriller classico per trasformarsi in un viaggio inquieto e inquietante dietro il muro dell’apparenza. Dove niente è come sembra a uno sguardo frettoloso. Dove l’Alligatore, per provare a credere ancora nella vita, può innamorarsi di una donna non più giovane, sensibile e sfortunata, che fa la puttana per ripagare la sua maitresse di un fregatura di cui si è resa ingenua complice. Dove Pellegrini rischia di uscire di scena, perché anche chi sa galleggiare al buio in un mare in tempesta a lungo andare può perdere l’orientamento e andare a fondo. Dove può accadere che sospetti un informatore di essere sparito  per poi venderti alla polizia. E invece scopri che quel silenzio era una barriera alzata  in fretta per proteggerti da chi ti vuole male. Tutto questo raccontato con una prosa secca, lucida, a tratti tagliente, eppure attenta a sondare l’anima dei personaggi. A lanciare sguardi curiosi e attenti dietro il velo delle mistificazioni.

Di questa e di altre storie, Massimo Carlotto parlerà giovedì 9 novembre a Trieste. Sarà ospite infatti, alle 18, della Libreria Minerva, in via San Nicolò 20, in un incontro con i lettori dedicato al suo “Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane”.

<Alessandro Mezzena Lona

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