• 14/09/2020

Francesca Violi, il Male aspetta “Sulla riva”

Francesca Violi, il Male aspetta “Sulla riva”

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Spesso, della copertina dei romanzi rimane in testa un confuso ricordo. Altre volte, un’immagine sbagliata, esagerata, oppure semplicemente fuori fuoco, può condannare un libro a suggerire ai lettori un’idea del tutto confusa della storia. Prendiamo “Sulla riva”, debutto narrativo di Francesca Violi. Forzando la mano, scegliendo una fotografia, un disegno, un dipinto dai toni forti come un pugno nello stomaco, la casa editrice Elliot avrebbe condannato l’opera prima della scrittrice di Reggio Emilia, che vive in provincia di Treviso, a richiamare l’attenzione solo dei lettori che amano i gialli. Thriller, noir o polizieschi che si voglia dire.

Sbagliare copertina sarebbe stato come tradire “Sulla riva”. Invece, lo staff di Elliot ha fatto la scelta giusta, pubblicando un’immagine sfumata e inquietante. Una figura di donna, girata di spalle coperta in parte da un ombrello, che osserva le acque di un fiume avvolte in un’atmosfera brumosa. Quella di una tipica giornata d’autunno in qualche posto disperso nella Pianura Padana. Fotografia senza dubbio delicata, evocativa, non troppo definita. Eppure inquietante. Capace di accompagnare, con grande fascino, un libro che vuole condurre il lettore a esplorare il Male. Nelle sue forme più sfuggenti e subdole. Senza mai calcare i toni. Senza dover scivolare verso gli effettacci tipici di una certa narrativa di genere.

E questa grande capacità di tenere il suo romanzo “Sulla riva” (pagg. 205, euro 16,50) in un equilibrio quasi perfetto, forse Francesca Violi lo deve al fatto di avere fatto molte altre cose. Da Reggio Emilia, per un lungo periodo, si è trasferita a Milano, dove ha lavorato come architetto. È mamma di tre bambini. Si è trasferita a vivere in provincia di Treviso negli ultimi anni. E, prima di tentare la strada del romanzo, ha scritto una raccolta di racconti, “Un anno a Casale Nuovo”, pubblicati nel 2010 dalla rivista “Fernandel”, legata all’omonima casa editrice. Un’altra sua storia, “La balia”, è stata finalista nel 2009 al Premio Loria. ed è uscita, poi, nell’antologia “Funeral train e altri racconti”, edita da Marcos y Marcos.

Questa e altre storie saranno al centro dell’incontro con Francesca Violi, che si terrà nell’ambito di Pordenonelegge 2020 giovedì 17 settembre. L’autrice di “Sulla riva”, infatti, racconterà il suo primo romanzo e il suo viaggio nella scrittura nell’Auditorium della Regione alle 17.

Al centro di “Sulla riva” c’è un fiume. Un corso d’acqua immaginario, il Melemma, che la stessa Francesca Violi ammette assomigliare molto al Sile, che bagna il capoluogo della Marca e, dopo aver piegato in direzione sud-est verso la Laguna, entra nel vecchio letto del Piave, grazie al Taglio del Sile, un canale voluto dalla Serenissima nel 1683. Sfociando, infine, nell’Adriatico.

Come molti fiumi, il Melemma può apparire placido e quasi immobile. Ma anche turbinare sotto gli occhi di chi lo guarda e minacciare tutto quello che gli sta attorno. Un po’ come i protagonisti di “Sulla riva”. Nicola è un bambino senza papà, con una madre inquieta, come Agata, che lo riporta a vivere proprio lì, a due passai dal Melemma, perché ha accettato un lavoro duro, sfiancante, che almeno le consentirà di tirare avanti.

E proprio lì, in quella terra dove nessuno sembra disposto a fare niente per aiutare nessuno, Nicola scopre di avere un fratello. Anzi, una specie di fratello, visto che Mauro è figlio della vera moglie di suo padre. Ma lei non lo vuole nemmeno sentir nominare. E fa di tutto perché i due ragazzi non si frequentino. Perché non pensino di avere qualcosa in comune.

Ma tra Nicola e Mauro nasce una strana sintonia. Diventano quasi inseparabili. Passano gran parte del tempo libero a sognare il loro futuro. E a fantasticare di mettere a segno qualche azione da veri uomini. Qualche birbonata da duri. Fino a quando Mauro convince Nicola a rubare la cagna dei suoi amici, i figli del signor Cestaro, il datore di lavoro di mamma Agata. E, sotto effetto di qualche pastiglia di anfetamina, spinge Daka in mezzo al fiume, dopo averla legata a un vecchio lavandino. Fino a vederla sparire, con il terrore negli occhi, lungo le impetuose giravolte del corso d’acqua.

Crescendo, Nicola scopre di avere ereditato da Giovanni, quel padre che non gli è mai stato vicino, che non l’ha voluto riconoscere come figlio, una grave mutazione genetica. Una degenerazione progressiva dei reni, chiamata Rene policistico autosomico dominante, che lo costringerà a vivere a ritmo ridotto, che lo porterà ad allontanarsi dalla propria compagna e dalla bambina nata dal loro rapporto. E che lo convincerà, sofferenza dopo sofferenza, a guardare negli occhi la realtà. Per accorgersi che il suo fratello e amico Mauro, complice di tante giornate trascorse insieme, piano piano è cambiato. Lasciandosi abbagliare dai soldi, dall’ansia di ricchezza, dalla voglia di uscire dall’anonimato per assicurarsi una vita comoda, si è trasformato in un nemico. Il peggiore. Perché non vorrà mai riconoscere le proprie colpe.

E sarà per caso, dopo essersi lasciato incuriosire dalla morte di una giovane donna, Chiara Tesser, archiviata come suicidio, che Nicola dovrà confrontarsi con il Male. Per rimettere in discussione tutto quello a cui ha creduto fino a quel momento. Per ammettere che la sua vita gira attorno a una terribile bugia. Che lui dovrà smascherare. Anche a costo di rimetterci la pelle.

Raccontando una provincia livida, un mondo sospeso tra le illusioni e la realtà che le fa svanire subito, dove le storie imbarazzanti vengono sepolto sotto tonnellate di silenzi e mezze verità, Francesca Violi ha fatto del suo romanzo “Sulla riva” un ruvido, adrenalinico, appassionante viaggio nella penombra dei rapporti familiari. Che spesso, tra mugugni e imbarazzi, tra confessioni mai fatte e menzogne imposte come fossero vere, rischiano di spalancare le porte all’ombra del Male. Facendo crescere, in quel torbido brodo di coltura, persone infelici, che prima o poi faranno l’impossibile per imprimere un cambiamento drastico alla propria vita. Spesso, senza eccessivi scrupoli.

Con uno stile secco, dove le parole sono usate con precisione millimetrica, lasciando scivolare la storia dentro una gigantesca macchina del tempo, che miscela abilmente il presente con il passato, Francesca Violi riesce a incatenare il lettore alla sua storia senza mai eccedere. Costringendolo a seguire il divenire delle vite dei protagonisti con grande attenzione. Perché ogni volta che cambia pagina, anche l’equilibrio della storia potrebbe slittare. E fino a quando non si arriva alla fine di “Sulla riva”, niente è scontato.

<Alessandro Mezzena Lona

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